Tra Niscemi e Acate

Il pizzo era l'assunzione dei guardiani

I carabinieri iblei e la squadra mobile di Caltanissetta hanno portato a termine l'"Operazione Guardiania" arrestando sette persone ritenute affiliate al clan Madonia di Niscemi, facente parte del mandamento di Gela di Cosa Nostra

Operazione antidroga, ecco i nomi degli arrestati

Vittoria – Le aziende agricole di Acate e Niscemi dovevano pagare per garantirsi tranquillità e protezione. E' quanto scoperto dai carabinieri di Vittoria e dalla squadra mobile di Caltanissetta, che hanno portato a termine l'operazione "Guardania". Sette sono state le persone raggiunte dall'ordine di custodia cautelare in carcere.

Per estorcere denaro ai titolari delle aziende agricole prese di mira, l'associazione a delinquere aveva assegnato degli appositi guardiani (da qui il nome dell'operazione) ai quali dovevano essere corrisposte mensilmente somme per almeno mille euro e altre regalie, a cominciare dai prodotti ortofrutticoli. Carabinieri e mobile nissena sono stati coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania.

A conclusione delle indagini è scattato il blitz che ha consentito di smantellare la banda, che, secondo gli inquirenti, è riconducibile allo storico clan Madonia di Niscemi, che a sua volta fa parte del mandamento di Gela. Gli episodi di estorsione contestati agli arrestati sono almeno una mezza dozzina. Le manette sono scattate per i niscemesi Giuseppe Pisano, Giacomo Cultraro e Giuseppe Ferrara; gli altri sono i vittoriesi Francesco Amato, Salvatore Di Pasquale, Damiano Rizzo e Sebastiano Montalto. Alcuni di loro erano già noti per reati specifici e sono stati rinchiusi in carcere, mentre ad altri sono stati concessi i domiciliari.

Le indagini, piuttosto lunghe e articolate, sono state rese più complesse dal timore di ritorsioni che permeava i titolari delle aziende taglieggiate e che in un primo momento avevano preferito tacere e pagare il pizzo ai cosiddetti guardiani. I dettagli dell'operazione "Guardania" sono stati resi noti dal comandante provinciale dei carabinieri di Ragusa colonnello Federico Reginato, che ha rilanciato il solito appello: denunciare sempre gli estorsori. Solo così è possibile stroncare per tempo il grave fenomeno.

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