Ragusa

Il gambiano spaccia nella villa

La sua attività è stata segnalato da un anziano. Gli agenti della squadra mobile lo hanno bloccato dopo la cessione di una dose di hascisc. Ne aveva altre cinque. E' stato portato in carcere. Il giovane immigrato, già richiedente asilo, rischia di essere rispedito in patria.

Il gambiano spaccia nella villa

Ragusa - Si chiama Kemo Jaiteh, ha 22 anni ed è originario del Gambia. E' a Ragusa perché ha richiesto asilo politico, ma dalla struttura in cui era stato ospitato è stato allontanato in quanto aveva più volte violato il regolamento. Adesso, era in attesa degli eventi, ossia, con ogni probabilità, l'allontanamento dal territorio italiano con il rimpatrio in Gambia.

Il giovane immigrato, pur risultando senza fissa dimora, non sembra essere rimasto con le mani in mano. Ed è finito ancora una volta nei guai. E' stato bloccato dagli agenti della squadra mobile nel "labirinto" del parco Giovanni Paolo II (la parte più nuova di villa Margherita, a ridosso di via Natalelli, in pieno centro storico). Si era messo a spacciare hascisc ed aveva scelto quel luogo perché lo riteneva, probabilmente, lontano da occhi indiscreti.

A far scattare le indagini della squadra mobile la segnalazione di un anziano che abita nella zona. L'uomo, che aveva portato il nipotino a giocare nel parco, ha assistito allo scambio droga-denaro. E non ha esitato a rivolgersi alla Polizia. La Squadra Mobile ha predisposto ed attuato un servizio di osservazione, avendo conferma della segnalazione. Il primo ad essere stato individuato è stato il gambiano. Pochi minuti dopo, gli si è avvicinato un ragusano, che, dietro la consegna di dieci euro, ha ricevuto un piccolo involucro. L'immigrato è stato subito bloccato, mentre l'acquirente riusciva a scappare.

I poliziotti lo hanno intercettato alcune ore dopo. Messo alle strette, ha confessato di aver acquistato la droga. Nel frattempo, al giovane richiedente asilo sono state trovate altre cinque dosi di hascisc pronte per la vendita. Inevitabile l'arresto e il trasferimento dell'africano nelle carceri di via Di Vittorio.

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