Omicidio Loris

Chiesti 30 anni per Veronica Panarello

Per il pm la donna è «egocentrica, bugiarda e manipolatrice» a causa di un «protagonismo esagerato». L'accusa non esclude la presenza del suocero ma spiega che il movente non è importante. L'avvocato difensore esulta: «E' un assist alla difesa, non me l'aspettavo. Non parlo di autogol, ma di presa di coscienza e totale onestà intellettuale dei pm».

Veronica "Loris l'ha ucciso mio suocero"

RAGUSA – Trent´anni di carcere: è la richiesta di condanna avanzata dal pm a conclusione della requisitoria per Veronica Panarello per l'omicidio del figlio Loris, di cui è ritenuta essere l'unica responsabile. Le dichiarazioni spontanee in aula della scorsa settimana non hanno influito più di tanto sull'impianto accusatorio e così, al termine della requisitoria, l'accusa ha chiesto la condanna della giovane mamma di Santa Croce Camerina a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

Per i pm è stata lei il 29 novembre di due anni fa a strangolare con una fascetta elettrica suo figlio Loris di 8 anni e a gettarne il corpo in un canalone, simulando poi di non averlo trovato all'uscita di scuola. La donna, dopo essersi dichiarata innocente per circa un anno, aveva poi ammesso solo quest'ultima circostanza, ovvero di essersi liberata del corpo del figlioletto, mentre per l'omicidio materiale ha accusato il suocero Andrea Stival, indicando come movente il timore che il bambino riferisse al padre di aver scoperto la relazione tra la madre e il nonno. Una confessione tardiva che non è stata ritenuta credibile dagli inquirenti, che non hanno trovato alcuna prova a carico di Andrea Stival che in questo processo resta parte civile.

Veronica Panarello è entrata, scortata dalla polizia penitenziaria, sempre vestita di nero e ha ascoltato molto tesa la requisitoria dei pubblici ministeri. In aula anche il suo ormai ex marito Davide, che non crede alla versione della moglie, il suocero, che continua a negare sia il suo coinvolgimento nel delitto, sia la relazione con la nuora, e il padre di Veronica, Francesco Panarello, convinto invece dell'innocenza della figlia. «Egocentrica, bugiarda e manipolatrice» a causa di un «protagonismo esagerato»: così Veronica Panarello è stata descritta nella requisitoria. La donna è accusata di avere ucciso con premeditazione. «Questo è un possibile movente, è quello che lei ha detto e ne prendiamo atto. Non c´è altro da dire»: è quanto dichiarato dal pm a conclusione dell'udienza. «Il movente non è indispensabile - ha aggiunto nella requisitoria - di fronte a una ricostruzione dei fatti che vada ogni oltre ragionevole dubbio: in questo caso non c'è bisogno ci sia per forza un movente».

«E' un assist alla difesa, non me l'aspettavo. Non parlo di autogol, ma di presa di coscienza e totale onestà intellettuale dei pm». Così l'avvocato Francesco Villardita, difensore della Panarello, ha commentato la tesi della procura di Ragusa di ritenere plausibile il movente esposto dalla stessa Panarello, che ha rivelato di una sua presunta relazione con il suocero. Sul fatto che gli investigatori non siano riusciti a collocare in alcun modo l'uomo sul luogo del delitto al momento dell'omicidio il penalista ha ribadito che «se non esiste la prova della sua presenza, non è detto che non ci fosse. Se la procura non ha dimostrato che il suocero non fosse a casa, non ha neppure dimostrato che l'ha ucciso da sola». Per il penalista, dunque, manca la cosiddetta "pistola fumante" che incastra la sua assistita.

«La tesi di Veronica Panarello di una presunta relazione tra lei e Andrea Stival è falsa come risulta dimostrato dagli atti processuali. Il movente del delitto potrebbe essere legato al rapporto conflittuale che aveva con il figlio Loris»: lo ha affermato il legale del suocero della donna, l'avvocato Francesco Biazzo, sottolineando che «anche su questo il pm nelle sua requisitoria ha speso tante parole». Il penalista ha sottolineato come «la procura ha escluso in maniera inoppugnabile la presenza di Andrea Stival sul luogo del delitto e definito attendibile e inattaccabile la testimonianza della sua compagna». Secondo l'avvocato, «la Panarello ha tirato nel processo l'unica persona che le era rimasta vicina».

«Trent'anni?»: è l'unica frase pronunciata in aula da Veronica Panarello subito dopo la richiesta di condanna della procura. La donna poi si è chiusa in un silenzio totale. Mercoledi toccherà ai legali di parte civile, Daniele Scrofani per il marito di Veronica, e Francesco Biazzo, per il suocero, mentre venerdì sarà la volta della difesa di Veronica che giocherà tutte le sue carte dopo che la perizia psichiatrica ha dichiarato la donna capace di intendere e volere, escludendo così uno sconto di pena. La sentenza dovrebbe arrivare la prossima settimana.

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