Pozzallo

Bocciato l'hotspot: cambi o chiuderà

La commissione parlamentare d'inchiesta al termine dell'ispezione ha ritenuto inadeguata la struttura realizzata alle spalle del porto: lesa la dignità delle persone. Chieste modifiche strutturali importanti e contestati i tempi lunghissimi per le identificazioni

Centro accoglienza Pozzallo

Il Cpsa di Pozzallo è bocciato da Medici senza Frontiere

POZZALLO – O si cambia subito oppure si chiude senza se e senza ma. E’ lapidario il giudizio della commissione parlamentare d’inchiesta in visita ispettiva al centro di prima accoglienza per i migranti realizzato alle spalle del porto di Pozzallo, di recente “elevato” a hotspot. L’ispezione ha evidenziato le parecchie carenze del centro: infrastrutture inadeguate, sovraffollamento e permanenze troppo lunghe dei rifugiati.

Nell’audizione successiva a Ragusa la commissione presieduta da Federico Gelli ha ascoltato, tra gli altri, il prefetto Maria Carmela Librizzi, il responsabile della cooperativa che gestisce la struttura ed il sindaco di Pozzallo Luigi Ammatuna. Il primo obiettivo del cambio di rotta sarà proprio quello di ripensare una nuova catena di comando dell’hotspot che “rompa” la catena di rimpalli di responsabilità tra prefettura, organismo gestore e comune. Proprio il sindaco di Pozzallo ha ribadito che non sa più dove mettere i migranti, visto che tutte le strutture alternative attrezzate alla meglio sono già piene. Molti rifugiati, specie minori non accompagnati e donne, vengono dirottati, quando possibile, verso altri centri della Sicilia. Uno dei parecchi punti deboli dell’hotspot di Pozzallo sta proprio nella lunga permanenza dei rifugiati, che, solo dall’inizio dell’anno, sono stati oltre 7 mila 500, di cui 80 minori non accompagnati, a fronte di una capienza massima di 180 ospiti.

Per il presidente della commissione Gelli «mancano i requisiti minimi di funzionalità per garantire vivibilità e dignità delle persone, senza contare le penose violazioni del diritto causate da gravissime carenze in ambito di privacy e igiene. Tempi troppo lunghi si registrano per l’identificazione dei rifugiati, con la conseguenza dell’allungamento smisurato dei tempi di permanenza – ha concluso Gelli – che comporta disagi cronici dati da un servizio idrico carente e da una gestione dell’accoglienza rivedibile, specie a svantaggio dei minori non accompagnati e delle donne, in particolar modo se in stato di gravidanza».

Ora la commissione presenterà un dettagliato dossier sulla visita ufficiale dello stesso organismo parlamentare all’hotspot di Pozzallo e che sarà consegnato agli organismi competenti, in primis il ministero di riferimento, per trovare soluzioni rapide e radicali. In alternativa, la struttura è destinata alla immediata chiusura. Dopo Taranto, Trapani e Pozzallo, la prossima tappa della commissione parlamentare sarà Lampedusa. Intanto sono in queste ore sbarcati a Pozzallo altri 456 migranti, tra cui 55 donne (di cui una incinta) e 11 minori non accompagnati.

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