Ragusa

Chiusura discarica, scatta il sit-in

E' stato indetto da Fp-Cgil per mercoledì mattina davanti alla Prefettura. A rischio il posto di lavoro delle dodici maestranze. Cui e Usb chiedono che i lavoratori siano assorbiti dalle società che si occupano della raccolta rifiuti nel territorio

Discarica Ragusa

Ragusa - Ora l’allarme è alle stelle. Si sono attesi gli ultimi giorni precedenti alla chiusura della discarica di Cava di Modicani per far crescere il livello di guardia. Probabilmente nessuno, neanche i sindacati, credevano che si sarebbe arrivati a mettere il lucchetto alla discarica dei capoluogo. A gettare nel panico un po’ tutti è stata la comunicazione della Srr a tutte le società che conferiscono nel capoluogo: il 31 maggio sarà l’ultimo giorno; da mercoledì 1 giugno i cancelli resteranno chiusi.

La prima a reagire è stata la Cgil-Fp, che, qualche giorno fa, aveva cominciato ad alzare il livello di guardia, convocando assemblee del personale ad ogni fine turno ed annunciando una giornata di sciopero per giorno 30. Poi, è arrivata la comunicazione e la fibrillazione è salita alle stelle. La stessa Cgil ha cambiato marcia e attraverso il segretario provinciale di categoria, Giovanni Lattuca, ha promosso la prima azione di protesta contro la chiusura della discarica: sit-in dei lavoratori per mercoledì. Si svolgerà davanti alla Prefettura dalle 11.30 alle 13.30. Fp-Cgil dice «no alla chiusura della discarica; no ai licenziamenti di tutti i dipendenti; no all’aumento della tassa sui rifiuti a carico di tutti i cittadini del sub-comprensorio montano». Ed è con queste motivazioni che è stato promosso il sit-in di protesta.

Cgil chiederà anche un incontro con il prefetto Maria Carmela Librizzi per sottoporle la situazione e chiederne un tempestivo intervento per scongiurare l’eventualità della chiusura di Cava dei Modicani. Il 30 maggio, poi, in coincidenza con la giornata di sciopero, i lavoratori della discarica, dipendenti della Costanzo Srl costruzioni che gestisce il sito, effettueranno un presidio regionale davanti alla sede dell’assessorato Territorio e Ambiente.

A rischiare il posto di lavoro sono i 12 dipendenti della Costanzo, che da 17 anni si occupano della discarica del capoluogo. Per loro, aveva specificato nei giorni scorsi il sindacato, la situazione rischia di diventare insostenibile perché si tratta di maestranze alla soglia dei cinquant’anni, tutti di difficile ricollocazione.

Prima di inasprire la battaglia, Fp-Cgil aveva chiesto la convocazione di una riunione urgente per avviare il post-mortem della discarica e garantire, così, alle maestranze la prosecuzione dell’esperienza lavorativa. La richiesta di una conferenza di servizio sull’argomento, presente anche l’Ispettorato provinciale del lavoro, per, fino ad ora, è rimasta lettera morta. Nessuno ha risposto alla richiesta, né si è mosso il Comune di Ragusa, maggiore responsabile di questa situazione di emergenza.

Alza la voce anche il sindacato di base Cub e la Usb-Lavoro, che, esprimendo «massima solidarietà ai lavoratori della discarica che rischiano il posto di lavoro per la paventata chiusura», si augurano che «le istituzioni politiche nazionali e regionali e la Srr di Ragusa riescano a trovare una soluzione» entro il 31 maggio. I sue sindacati di base si rivolgono anche alle amministrazioni comunali di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo, che conferiscono i rifiuti a Cava dei Modicani, chiedendo loro «di non abbandonare i lavoratori». Viene invocata la costituzione «di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le aziende che gestiscono il servizio di nettezza urbana»

La proposta lanciata dai due sindacati di base è quella di riassorbire le maestranze nelle società che si occupano della raccolta dei rifiuti: «Considerato l’approssimarsi della stagione estiva e le relativa assunzioni di personale», si chiede alle società ed ai quattro comuni «di farsi carico nell’immediato dei dodici lavoratori, al fine di garantire la continuità occupazionale». Nello stesso tempo, si chiede che vengano trovare «le giuste soluzioni sulla gestione dei rifiuti al fine di salvaguardare i lavoratori ed i cittadini, utenti dei servizi».

Il futuro, per i residenti nei quattro comuni, si chiama aumento della Tari, perché i rifiuti, dall’1 giugno, andranno trasferiti in qualche discarica siciliana, con un notevole aggravio dei costi. A tutto ciò si arriva per la drastica e irragionevole scelta dell’amministrazione comunale di Ragusa. Uno dei primi atti del sindaco Federico Piccitto e della giunta pentastellata di Ragusa è stato quello di bloccare il progetto per la realizzazione della quarta vasca nel sito di Cava dei Modicani. L’obiettivo era far partire in tempi brevissimi la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città, abbattendo la quantità dei rifiuti raccolti e minimizzando i costi. I fatti hanno dato torto a Piccitto ed agli assessori Claudio Conti e Antonio Zanotto, che si sono succeduti nella gestione del settore in città: la gara d’appalto per l’affidamento del servizio è stata appena bandita e il nuovo servizio non potrà essere avviato prima del nuovo anno. Nel frattempo, la discarica chiude e i ragusani, che già onorano tasse altissime, si ritroveranno un ulteriore aumento della Tari. E per colpa della mancanza di lungimiranza di un’amministrazione, che non ha saputo calcolare i tempi, creando le premesse per un ‘emergenza rifiuti che il territorio del capoluogo non conosce da decenni.

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