Ragusa

Sgominata banda romena: era il terrore di mezza Sicilia

Dieci gli arrestati dalle squadre mobili di Ragusa e Catania. Quattro le persone ricercate. Al gruppo contestati decine di furti in concessionarie di auto, rivendite di tabacchi e bar. Operavano principalmente nei territori di Catania, Siracusa e Ragusa

Operazione Flex

Ragusa – Erano in quattordici e si occupavano di portare a termine furti in mezza Sicilia. Il segno distintivo era la presenza di una donna come autista e palo: perché la presenza femminile avrebbe creato meno problemi in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine. La banda, composta interamente da romeni, è stata smantellata dagli uomini della squadra mobile di Ragusa, che si è avvalsa della fondamentale collaborazione dei colleghi di Catania. Tutti i fermati, infatti, erano residente nel capoluogo etneo, nel quartiere San Cristofaro, e da lì, di notte, si muovevano per portare a termine i colpi che, di giorno, erano stati preparati con sopralluoghi.

La banda era estremamente organizzata: in diversi casi si preoccupavano di accamparsi nei pressi dei luoghi presi di mira per poter agire con maggiore tranquillità. Il loro campo d’azione era molto variegato: in primo luogo le concessionarie di auto, da cui rubavano i mezzi (Suv in primo luogo) che poi utilizzavano per commettere gli altri furti; poi c’erano le rivendite di tabacchi, che venivano prese d’assalto usando proprio le auto rubate utilizzate come arieti per mandare in frantumi i vetri blindati di queste specifiche rivendite; c’erano poi i furti di rame, sempre molto redditizi. In totale, gli agenti della squadra mobile hanno raccolto elementi di prova per i furti in quattro negozi di elettrodomestici e telefonia; dieci in concessionarie di auto; una rapina in una tabaccheria di Catania; nove furti in bar e rivendite di tabacchi; furti di centinaia di litri di gasolio.

I romeni erano estremamente organizzati e si preparavano a far ritorno nel loro paese d’origine. L’obiettivo era riuscire a mettere insieme il denaro necessario per vivere in tranquillità una volta tornati in Romania. Alcuni di loro avevano come obiettivo quello di riuscire a comprare un appartamento, una volta rientrati nei Balcani.

Per evitare che riuscissero a fuggire gli uomini della Mobile di Ragusa e Catania hanno lavorato per tre mesi giorno e notte, incalzati dal sostituto procuratore Francesco Puleio, che ha coordinato le indagini. Per riuscire a smascherare tutti i componenti della banda, si è fatto largo uso di intercettazioni telefoniche, che, tra l’altro, hanno anche consentito di sventare numerosi colpi. Usate anche le intercettazioni ambientali, dopo aver individuato l’auto usata per effettuare i sopralluoghi. E i dialoghi registrati sono stati illuminanti per capire come funzionasse tutto il sistema e per dare un volto e un nome ad ognuno dei componenti della banda.

Il blitz è scattato all’ora di pranzo, perché di notte era impossibile rintracciare i romeni, perché fuori “a lavorare”. Non è stato facile muoversi nel labirinto del quartiere San Cristoforo a Catania, ma alla fine dieci dei quattordici destinatari dell’ordinanza di fermo di indiziato di delitto sono stati bloccati. Uno è stato fermato a Trapani, dove, nel frattempo, si era trasferito. Gli altri sono stati bloccati tutti a Catania. Nel corso del blitz, gli agenti hanno trovato anche una donna romena ricercata da tempo, che si era nascosta nella casa di uno dei congiunti. È stata scovata nel corso della perquisizione in uno degli appartamenti. E trasferita in carcere insieme agli altri connazionali. Proprio le perquisizioni hanno consentito di sequestrare gli “attrezzi da lavoro” della banda (un flex particolare, che veniva usato per mettere fuori uso i cancelli delle concessionarie d’auto; ma anche diverse mazze ferrate). Trovati, inoltre, parti di auto rubate a Ragusa (Audi in particolare), telefoni cellulari e tablet provenienti da altri furti.

Tra i dieci arrestati anche la donna che la banda usata come autista e palo. Mihaela Plesea, 29 anni, aveva il compito di accompagnare i connazionali sul luogo preso di mira, allontanandosi poi di un paio di chilometri per non destare sospetti. Tornava a riprenderli dopo aver ricevuto una telefonata o un segnale via radio.

Proprio i telefoni cellulari sono stati fondamentali alla polizia per consentire di abbinare i singoli indagati con i vari furti, che, poi, sono stati loro contestati. Quando venivano scoperti, i romeni non esitavano a scontrarsi con le forze dell’ordine, speronandone le auto. In un caso, hanno colpito un mezzo della Polizia Stradale nei pressi del casello autostradale di Catania, fuggendo, poi, in direzione Messina.

Tutti i fermati sono stati trasferiti nel carcere di Catania, dove adesso saranno interrogati dal gip, che dovrà convalidare i fermi tramutandoli in arresti.

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