Ragusa

L'Asp rassicura: non c'è un "caso Chirurgia"

Per i vertici dell'Azienda sanitaria iblea i dati relativi ai decessi rientrano nelle percentuali nazionali, considerando la difficoltà degli interventi

Asp Ragusa

Giuseppe Drago, Maurizio Aricò ed Elvira Amata

«Non esiste nessun “Caso chirurgia” al “Civile” e il dato dei decessi è del tutto in linea con gli standard europei». L'Azienda sanitaria di Ragusa getta acqua sulla benzina delle polemiche, che, da qualche giorno, si sono accese attorno al dipartimento di Chirurgia del nosocomio ragusano. Il dato nudo e crudo dice che in sei mesi si sono registrati 14 decessi. Un numero particolarmente elevato, a prima vista. Ma non per il manager Maurizio Aricò, che ha spiegato che «non c’è assolutamente niente da nascondere, come peraltro comprovato dalla totale collaborazione con gli inquirenti. Il mio pensiero – ha proseguito Aricò – va soprattutto a quelle persone che dovranno andare in sala operatoria nei prossimi giorni: a loro in particolare mi rivolgo rassicurandoli sul dato di fatto che non hanno proprio nulla da temere». La direzione aziendale Asp ha rivalutato i dati, disponibili sui flussi informativi regionali e relativi all’attività nel 2015, in cui la struttura è andata incontro ad una riorganizzazione profonda. «Nel periodo da maggio 2015 fino a dicembre dello stesso anno – spiega, entrando nel dettaglio, il manager – nel reparto di chirurgia di Ragusa sono stati operati 429 pazienti. Si è trattato di interventi di complessità elevata e proprio in tale periodo sono deceduti 14 pazienti (pari ad una media di appena il 3,2%). Come confronto, nell’intero anno 2014, sono stati operati 439 pazienti, con un indice di complessità inferiore ed un numero totale di decessi di venti (pari a 4,5%). Il dato di conseguenza è addirittura in calo. La chirurgia di Ragusa – ha aggiunto Aricò – ha quindi aumentato notevolmente, a seguito della riorganizzazione eseguita, il volume di attività chirurgica, avendo completato in otto mesi un numero di interventi comparabile a quanto in precedenza si era fatto nel 2014, ma con un numero inferiore di decessi. Sono stati inoltre eseguiti interventi più complessi, in prevalenza in pazienti oncologici, che in precedenza si rivolgevano a strutture al di fuori del territorio ibleo o della Sicilia». Statistiche internazionali documentano che il rischio di mortalità per pazienti chirurgici è stimato in almeno il 4,5%, qualunque sia la causa e la modalità dell’intervento, mentre per gli interventi d’urgenza, come molti di quelli evidenziati da Aricò, il rischio sale addirittura oltre il 7%, a prescindere da fattori di rischio addizionali. Il manager ha tenuto inoltre a precisare che i decessi si sono verificati non sotto i ferri, ma a distanza di tempo dalle operazioni chirurgiche (giorni o addirittura settimane). Sui sei casi all’attenzione della Procura saranno le indagini a stabilire eventuali responsabilità. Aricò ha infine fornito informazioni sul concorso per la copertura del posto di direttore del reparto di Chirurgia del Civile: novità sono attese entro qualche settimana.

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