Modica

Night club trasformato in casa di piacere, cinque arresti

L'operazione "Hot Business" è stata portata a termine dalla Polizia dopo oltre un anno d'indagine. Il "Club Paradise" è stato posto sotto sequestro. Prostitute arruolate con pubblicità su vari siti internet

Night club trasformato in casa di piacere, cinque arresti

MODICA - Avevano trasformato un night club in una casa di piacere, che era diventata un punto di riferimento in tutta la zona di Modica e anche in buona parte della provincia di Siracusa. Le telecamere piazzate dagli agenti del commissariato di Modica hanno mostrato un costante andirivieni di clienti. Adesso, però, il locale è chiuso e i poliziotti gli hanno apposto i sigilli a conclusione dell’operazione “Hot Business”. In carcere sono finite cinque persone: Corrado Di Rosolini, 54 anni, di Rosolini ma residente a Siracusa; Gaetano Rametta, 53, di Avola; Luca Interlando, 41, di Modica; Giovanni Rubera, 37, di Modica; e la sua compagna, la rumena Rodica Milea, anche lei di 37 anni. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. In carcere è finito il solo Di Rosolini, ritenuto il capo dell’organizzazione; per gli altri quattro il gip ha disposto gli arresti domiciliari.

Le indagini sono andate avanti per oltre un anno con l’impiego di attrezzature tecniche particolari, che hanno consentito di effettuare riprese sia all’esterno che all’interno del night, che, all’inizio, si chiamava “Le Chat noir” e che, successivamente, è stato denominato “Club Paradise”. E le immagini hanno confermato tutti i sospetti: all’interno del night erano stati realizzati undici privè, nei quali veniva consumato il sesso. Per evitare spiacevoli conseguenze, inoltre, il locale era stato trasformato in un’associazione senza fini di lucro: in questo modo si sperava di evitare i controlli delle forze dell’ordine. Sempre attraverso le riprese, poi, è stato svelato l’attento sistema di sicurezza attuato nel locale: numerose telecamere erano state installate all’esterno; la porta d’ingresso era munita di finestrella per controllare l’identità dell’avventore ed evitare, così, l’improvviso arrivo delle forze dell’ordine; c’era anche un sofisticato sistema d’allarme che consentiva di far giungere i segnali fino nei privè ed evitare che un’eventuale irruzione cogliesse situazioni pericolose.

Anche per reclutare le prostitute era stato escogitato un sistema che cercava di evitare di dare nell’occhio. Si utilizzava una specifica pubblicità su vari siti internet ed attraverso questa, ufficialmente, venivano cercate «ballerine, ragazze immagine e figuranti di sala». In effetti si trattava di prostitute. Diverse di queste si erano trasferite a Modica, mentre per le “pendolari” l’organizzazione aveva affittato un’abitazione rurale in via Fiumara. E qui le donne venivano ospitate per brevi periodi. Sempre per cercare di sviare le indagini, tutti venivano regolarmente assunti: anche Ribera, Interlando e Milea avevano un contratto di lavoro come operai. Ognuno aveva un compito specifico. C’era anche chi era addetto a segnalare ai privè la fine del tempo pagato. Il locale era attivo, ogni giorno, dalle 22 alle cinque del mattino.

Nel corso della perquisizione effettuata dagli agenti del Commissariato dopo aver bloccato l’attività illegale, sono stati trovati nascondigli in cui c’erano numerosi preservativi da cedere ai clienti; un block-notes con appunti criptari relativi al numero e alla durata delle prestazioni di ciascuna donna. Scoperto, infine, un sistema luminoso, comandato da chi operava alla cassa, che consentiva di accendere tutte le luci e avvisare, così, gli occupanti dei privè dell’arrivo della Polizia. Rinvenuti anche 3.340 euro in contanti (l'incasso, fino a quel momento, della serata) e vari documenti che, per la Polizia, «attestano le responsabilità degli arrestati».

Dopo aver raccolto tutti gli elementi, la Procura ha chiesto al gip l’emissione dei provvedimenti restrittivi ed il sequestro del locale. Subito dopo è scattata l’operazione “Hot Business”. I sigilli apposti all’ingresso del locale hanno messo fine alla lucrosa attività del “Club Paradise”.

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