Ragusa

Riaprono le scuole, i disabili restano a casa

Il Libero consorzio non ha i fondi per garantire il servizio di assistenza e trasporto. La Cgil alza la voce e chiede l'intervento del governo regionale

Palazzo ex Provincia Ragusa

Ragusa - Si torna a scuola. Ma le porte non si riapriranno per tutti gli studenti. I disabili resteranno a casa. Così come accaduto a settembre (e fino alla fine di novembre). L’ex Provincia regionale (oggi Libero consorzio) non ha in cassa un centesimo e non può garantire il trasporto e l’assistenza a questi studenti. Nonostante ci sia una precisa disposizione di legge, viale del Fante alza le braccia e si arrende. La Regione, d’altronde, sta facendo di tutto per mandare l’ente in bancarotta. In cassa non ci sono neppure i fondi necessari per pagare i dipendenti, figurarsi se è possibile garantire pure i servizi.

Le proteste dei genitori degli studenti disabili ricominceranno, come a settembre. E al loro grido di dolore si unirà quello dei vari rappresentanti sindacali e dell’associazionismo. Ma non cambierà nulla se Palermo non aprirà i cordoni della borsa e trasferirà al Libero consorzio i fondi necessari per garantire questo servizio. Il primo atto del 2016 del commissario che regge le sorti dell’ente di viale del Fante (in attesa di conferma o sostituzione) è stato quello di sospendere il servizio. Non poteva agire diversamente, visto che nella seduta di fine anno dell’Ars, quando il “caso Ragusa” è stato discusso in Aula, il Governo è riuscito a dire ciò che è evidente: non ci sono soldi e Ragusa paga il fatto di non avere residui attivi. La scoperta dell’acqua calda, dopo quattro anni di commissariamento e di tagli indiscriminati.

Appresa la notizia della sospensione del servizio, il segretario generale della Cgil Giovanni Avola alza la voce e parla di «attentato alla convivenza civile e al legittimo diritto allo studio degli studenti diversamente abili». A loro, il sindacato fa arrivare «il pieno e incondizionato sostegno». Così come alle loro famiglie. E parla di «umiliazione» perché le famiglie non possono «assicurare un normale percorso formativo ai figli».

La Cgil, dopo aver espresso solidarietà anche ai lavoratori delle cooperative sociali che hanno garantito il servizio, punta l’indice contro la Regione per «il taglio vistoso nei trasferimenti al Libero consorzio di Ragusa» e si appella ai sindaci «perché possano far sentire alta la voce del proprio dissenso su questa palese ingiustizia».

Avola, nello stesso tempo, annuncia di voler coinvolgere le strutture regionali della Cgil «per avere una pronta interlocuzione con il governo Crocetta, perché la vicenda possa essere affrontata e risolta nel migliore dei modi». Si tratta, ricorda il segretario della Cgil iblea, «di garantire un diritto costituzionalmente tutelato e sul quale nessuna procedura tecnica o burocratica, legata alla disponibilità di risorse, può negare il suo riconoscimento e, in particolare, se rivolto ad una categoria debole come quella dei soggetti diversamente abili».

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