La “mafia nera” attiva e spietata in Calabria

I clan nigeriani “Black axe” ed “Eiye” controllano la prostituzione nella piana di Sibari, in quella di Gioia Tauro e tra il Lametino e l’Amanteano. I riti di affiliazione e la simbologia degli africani. Nel dicembre scorso l’operazione della Dda di Catanzaro

La “mafia nera” attiva e spietata in Calabria

La mafia “nera”. Dotata distatuti, riti di affiliazione, gerarchie, saluti convenzionali, simboli di riconoscimento, “azionisti” e “tribunali”. La criminalità organizzata nigeriana che immaginiamo lontana e ininfluente è, invece, vicinissima ai nostri paesi. E conta su due grandi organizzazioni - “Black axe” e “Eiye” - che si occupano di tutto: dalla clonazione della carte di credito, alla gestione del racket della prostituzione passando per lo spaccio di cocaina e le estorsioni. La loro simbologia ed i rituali di affiliazione richiamano le cosche nostrane, la ferocia, invece, le supera. Nelle due “famiglie” si entra per cooptazione e l’inziazione degli adepti avviene solo dopo che hanno mostrato adeguata ferocia e smisurato coraggio. I nigeriani in Calabria “gestiscono” le ragazze mandate a battere nella Piana di Gioia Tauro, in quella di Sibari e lungo le vie costiere di collegamento che da Lamezia Terme portano fino ad Amantea. Per far soldi con le “lucciole” i mafiosi africani utilizzano le “maman” donne incaricate di organizzare sui diversi territori la distribuzione delle ragazze.

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