Catanzaro

La ’ndrangheta faceva affari in mezza Europa

Smantellato il clan Farao-Marincola allargatosi da Crotone, Cosenza e Catanzaro fino alla Germania: 169 arresti, sequestrate 57 società. Il boss dava indicazioni dal carcere, decisivo il ruolo degli amministratori locali

La ’ndrangheta faceva affari in mezza Europa

Ci sono voluti anni d’indagini, ma alla fine la risposta dello Stato è arrivata: «Oggi gongoliamo per il risultato raggiunto, ma come calabresi siamo preoccupati...», sussurrano gli inquirenti nell’austera sala della Corte d’appello del capoluogo di regione. Coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, i Carabinieri hanno appena stretto le manette intorno ai polsi di 160 persone. Per 130 si sono aperte le porte del carcere, altri 39 finiscono ai domiciliari. Arresti in tutt’Italia, dalla Calabria alla Lombardia, e tredici in Germania. Coinvolti politici, amministratori locali, imprenditori, boss e nuove leve di una criminalità forte e tanto ben radicata sul territorio da controllare due porti, quelli di Cirò Marina e Cariati, e da imporre le proprie le forniture fino al Reno.

Lo Stige - il fiume mitologico che ha dato il nome all’operazione - bagna tutto da queste parti. Persino la politica non è più “vittima” delle classiche infiltrazioni, ma essa stessa espressione delle cosche. Sarebbe successo a Cirò Marina, dove sono stati arrestati il sindaco nonché presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, e il suo predecessore Roberto Siciliani, il fratello ex assessore Nevio, il vice sindaco Giuseppe Berardi e il presidente del Consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo; stesso scenario a Strongoli (arrestato il sindaco Michele Laurenzano), a Casabona (vice sindaco Domenico Cerrelli), a Crucoli (coinvolti l’assessore Tommaso Arena e il consigliere Gabriele Cerchiara) e nel Cosentino a Mandatoriccio (in manette il già sindaco Angelo Donnici e l’ex assessore Filippo Mazza) e San Giovanni in Fiore (ex vice sindaco Giovambattista Benincasa).

Associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio, porto e detenzione di armi, illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso e corruzione elettorale sono le contestazioni formulate dalla Dda di Catanzaro a conclusione di lunghe indagini che avrebbero dimostrato come le famiglie della ’ndrangheta abbiano messo le mani su un lungo elenco di settori economici. Si va dalla produzione e distribuzione di prodotti da forno al mercato ittico, dalla raccolta dei rifiuti al riciclo di materie plastiche e carta, dai servizi portuali alla lavanderia industriale, dall’accoglienza dei migranti al commercio internazionale di auto di grossa cilindrata, passando ancora per le agenzie di scommesse on line e le onoranze funebri, la gestione dei lidi e gli appalti per il taglio della legna in Sila. Dulcis in fundo, la cosca sarebbe riuscita a imporre la fornitura di prodotti semilavorati per la pizza a Dusseldorf, Francoforte, Monaco di Baviera e Wiesbaden e la vendita forzata dei rinomati vini di Cirò a ristoratori minacciati in tutta la Germania.

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