Vibo

Vedova e figli del boss Nato Patania “incastrati” anche dal nuovo pentito

Venerdì 1 l’esame di Nicola Figliuzzi di Gerocarne al processo in appello contro il clan di Stefanaconi. «Iacopetta era al corrente di tutto e diceva: si deve fare quello che si deve fare»

Vedova e figli del boss Nato Patania “incastrati” anche dal nuovo pentito

Il “battesimo” in aula del nuovo collaboratore di giustizia. Venerdì prossimo, infatti, Nicola Figliuzzi, 27 anni di Gerocarne, collegato in video conferenza da un sito protetto deporrà al processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro a carico di dieci imputati per i quali il sostituto procuratore generale Salvatore Di Maio ha chiesto la condanna all’ergastolo. Imputati coinvolti nell’operazione “Gringia” della Dda e accusati, a vario titolo, d’essere stati mandanti ed esecutori di quattro omicidi e sei tentati omicidi nell’ambito della faida tra i Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani.

A chiedere l’esame del pentito – che dal 15 novembre (come anticipato da Gazzetta del Sud) collabora con la Dda – è stato il sostituto procuratore generale, anche e soprattutto, sulla scorta dei primi verbali delle dichiarazioni rese in questi giorni da Figliuzzi.

Le dichiarazioni

Nicola Figliuzzi (alias Cola ‘u grandi) ripercorrendo davanti al sostituto procuratore Andrea Mancuso e al procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri le dinamiche della sanguinosa faida scoppiata tra il 2011 e il 2012 nel Vibonese, oltre a rafforzare l’impianto accusatorio, confermando quanto ricostruito nelle diverse inchieste condotte e che hanno posto fine allo scontro armato, in un certo qual modo appesantisce soprattutto la posizione di Giuseppina Iacopetta, vedova del boss Nato Patania, capobastone di Stefanaconi, il cui omicidio – avvenuto nel settembre del 2011 a distanza di 48 ore da quello dell’agricoltore di Piscopio Mario Michele Fiorillo – innescò la guerra di mafia nel Vibonese.

Moglie e i figli del boss

Assolta in primo grado, unitamente al figlio Nazzareno Patania, per Giuseppina Iacopetta e il figlio il sostituto procuratore generale Di Maio ha chiesto l’ergastolo. Di lei dice il pentito: «Iacopetta Giuseppina era al corrente di tutto. Lei voleva a tutti i costi che Francesco Scrugli morisse in quanto ritenuto, come le dicevano i figli, autore materiale dell’omicidio del marito (di cui poi si è invece autoaccusato il collaboratore Raffaele Moscato ndr). Lei – prosegue Figliuzzi – diceva ai figli: quello che si deve fare si deve fare, l’importante è che lui deve morire. A questi dialoghi assistevo io in prima persona».

Secondo quanto dichiarato dal nuovo collaboratore – che conferma, tra l’altro, le modalità di reclutamento dei killer attraverso “l’agenzia” di Canino (Viterbo) di Salvatore Callea e l’approvvigionamento armi a Nicotera Marina da parte dei Patania e loro affiliati per “intercessione” del boss Pantaleone Mancuso (alias Scarpuni) – le «decisioni per gli omicidi» nello scontro tra il clan di Stefanaconi e i Piscopisani «venivano assunte da tutti i fratelli Patania. Le decisioni venivano assunte soprattutto da Pino e Salvatore, ma venivano comunque condivise da tutti i presenti». In riferimento al progetto omicidiario per far fuori Scrugli, Figliuzzi sottolinea: «Dell’omicidio ne parlavo con tutti i fratelli Patania Salvatore, Saverio, Giuseppe, Bruno e Nazzareno. Gli incontri li facevamo in un garage di Salvatore Patania ed erano presenti tutti i figli di Fortunato Patania, nonché Andrea Patania, Lopreiato Francesco, Bartolotta Alessandro, Loielo Cristian, Bono Daniele». E i fratelli Patania, secondo il pentito, avrebbero anche provveduto a recuperare le armi e a pagare i killer.

Omicidi fatti e tentati

In cima alla lista dei Patania, secondo quanto dichiarato dal pentito, ci sarebbe stato Scrugli «il cui omicidio interessava anche a Pataleone Mancuso, come mi diceva Saverio Patania» in quanto ritenuto l’autore del delitto di Nato Patania, subito seguito da altri dei Piscopisani soprattutto «Sarino Battaglia» nonché da «Calafati Francesco e Meddis Franco che dovevano essere eliminati» in quanto del clan di Emilio Bartolotta» contrapposto ai Patania. Inoltre dopo l’omicidio di Davide Fortuna (ucciso nel luglio del 2012 sulla spiaggia di Vibo Marina) chi accompagnò il killer (il macedone Vasvi Beluli) fu pagato 2mila euro dai Patania.

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