Le spietate vendette
della ’ndrangheta in Emilia

Le indagini della Dda di Bologna hanno portato agli arresti del boss Nicolino Grande Aracri e di altri due esponenti di primo piano della cosca di Cutro. I tre, già detenuti, accusati degli agguati a Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero messi in atto 25 anni fa

Le spietate vendette  della ’ndrangheta in Emilia

“Cantano” i pentiti e scattano gli arresti per quella faida tra cutresi che insanguinò le strade del Reggiano venticinque anni fa. L’hanno infatti chiamata “Aemilia 92” l’operazione con la quale ieri mattina gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia coadiuvati dai colleghi della Mobile di Crotone, hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli omicidi dei cutresi Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, avvenuti rispettivamente il 21 settembre e il 22 ottobre del 1992, a Reggio Emilia e Brescello. Due “cold case” per i quali sono stati già condannati definitivamente all’ergastolo Raffaele Dragone (nipote del boss Totò, ammazzato nel 2004) e Domenico Lucente, morto suicida.

Ma per la Dda di Bologna, ai due omicidi avrebbero concorso come mandanti ed esecutori anche il boss Nicolino Grande Aracri (58 anni), in carcere ad Opera per altri processi e condanne; Nicolino Sarcone (51 anni, considerato esponente di vertice del sodalizio ‘ndranghetistico operante in Emilia) e Angelo Greco (52 anni) di San Mauro Marchesato, detto “Lino” ed a sua volta definito il capo ’ndrina, di una cosca impiantata nel Torinese.

Angelo Greco che è anche stato condannato a 24 anni in primo grado per l’omicidio di Totò Dragone ed è accusato pure dell’omicidio di Rosario Ruggiero avvenuto a Cutro il 24 giugno di quella sanguinosa estate del ‘92, sarebbe stato uno dei killer della cosca Grande Aracri che al tempo dei fatti di cui si parla in “Aemilia 92” era ancora alleata dei Dragone-Ciampà.

Gli investigatori della Polizia di Stato emiliano-romagnoli coordinati dai sostituti Beatrice Ronchi e Marco Mescolini che hanno chiesto ed ottenuto dal gip di Bologna Alberto Ziroldi, l’emissione dell’ordinanza, notificata ieri in carcere ai tre accusati, ascrivono gli omicidi di Vasapollo e Ruggiero alla volontà della cosca Dragone-Grande Aracri-Ciampà di spegnere nel sangue le velleità del gruppo emergente Vasapollo-Ruggiero (affiancati da Paolo Bellini, killer reo confesso e poi collaboratore). Un gruppo che voleva farsi largo sulle sponde meridionali del Po soprattutto nella gestione del traffico di droga.

Le dichiarazioni anche auto-accusatorie rilasciate di recente dal collaboratore di giustizia Antonio Valerio e quanto raccontato a suo tempo, da Angelo Salvatore Cortese, un altro pentito storico della cosca Grande Aracri, insieme alla rilettura capillare degli atti delle indagini del ‘92, hanno permesso agli investigatori di assemblare le caselle dell’inchiesta sui due fatti di sangue del quale Nicolino Grande Aracri sarebbe stato il mandante insieme al 59enne Antonio Ciampà (indagato a piede libero), del quale però il gip ha rigettato la richiesta di arresto.

Nicola Vasapollo venne assassinato il 21.09.1992, mentre si trovava da solo nell’appartamento di via Pistelli 7 a Reggio Emilia. Era sottoposto agli arresti domiciliari, quando ricevette la visita di due persone che evidentemente conosceva: due killer che lo uccisero a pistolettate. Gli assassini si allontanarono a bordo di una Fiat Uno che fu rinvenuta non molto lontano dal luogo del delitto, accuratamente pulita con spray per la cancellazione di ogni impronta. Per la Dda di Bologna e per gli investigatori della Mobile emiliana, tra i due killer che spararono a Vasapollo ci sarebbe stato Nicolino Sarcone mentre Raffaele Dragone e Domenico Lucente insieme a Grande Aracri avrebbero curato gli aspetti logistici dell’agguato.

Ricalca la dinamica di un film di mafia, l’agguato messo a segno poco più di un mese dopo a Brescello nel quale venne ammazzato Giuseppe Ruggiero. Alle 3 del 22 ottobre 1992, una Fiat Uno con la scritta “Carabinieri” sulla fiancata ed il lampeggiante sul tetto entrò nel cortile della abitazione di Ruggiero. Due persone che indossavano divise dei carabinieri scesero dall’auto e una volta entrati nella casa trucidarono il loro bersaglio a colpi d’arma da fuoco.

Gli investigatori scoprirono poi che l’autovettura con a bordo i due falsi militari era stata rubata poche settimane prima e abilmente trasformata in una “gazzella” dei carabinieri. Un abile “escamotage” per farsi aprire la porta da Ruggiero che era ai “domiciliari”. Di questo delitto oltre a Grande Aracri sono accusati Lino Greco e Nicolino Sarcone mentre risulta indagato a piede libero Antonio Lerose (51 anni di Cutro).

Antonio Valerio si è autoaccusato a sua volta della partecipazione all’agguato.

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