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'Ndrangheta: arresti, Gip rigetta richiesta per ex poliziotto

La Dda di Catanzaro aveva chiesto l'arresto di un ex ispettore di polizia, oggi in pensione, nell'ambito dell'inchiesta sulla cosca di 'ndrangheta Marrazzo di Crotone, ma il gip ha rigettato la richiesta.

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 É quanto si é appreso nel corso della conferenza stampa tenuta a Catanzaro dal Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, e dal Procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto, per illustrare i particolari dell'operazione "Six Towns". L'ex ispettore, Rosario Aiello, in servizio fino al 2013 nella Squadra mobile di Crotone, é cugino di Saverio Bitonti, considerato il boss di Castelsilano (Crotone). Aiello é indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. "Le intercettazioni che lo riguardano - ha spiegato il procuratore aggiunto Luberto - dimostrano come l'ex poliziotto sia stato fortemente colluso con la criminalità organizzata". Il Procuratore Gratteri ha parlato di "indagine di grande significato", sottolineando "l'ottimo lavoro svolto dal procuratore aggiunto Luberto e dal pm Domenico Guarascio".

"Un'operazione complessa - ha sottolineato il generale di Brigata Andrea Rispoli, comandante della Legione carabinieri Calabria - effettuata in un territorio difficile". Una zona di confine tra le province di Cosenza e Crotone "governata da una 'ndrangheta attiva e radicata - ha spiegato Luberto - capace di compiere gesti eclatanti, omicidi efferati, con il solo obiettivo di incutere sempre maggiore paura nella popolazione. Un'organizzazione capace di rifornirsi di sostanza stupefacente nel nord Europa da rivendere poi sulle piazze del nord Italia. Bisogna comprendere che un'organizzazione criminale di questo tipo rappresenta un pericolo per l'intera economia nazionale. Per questo é necessario che quella parte di territorio calabrese abbia una maggiore presenza di presidi di legalità". Il capo della Squadra mobile di Catanzaro, Nino De Santis, ha sottolineato la "scarsa reazione degli imprenditori locali di fronte alle richieste estorsive del clan". La cosca imponeva non soltanto il "pizzo", ma anche le forniture alimentari ai ristoranti della zona e il servizio di vigilanza nei locali notturni. "Le richieste estorsive - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, colonnello Salvatore Gagliano - hanno riguardato anche alcune multinazionali impegnate nell'estrazione di salgemma in una cava di Rocca di Neto. Grazie al sacrificio e all'impegno dei nostri uomini siamo riusciti a decapitare quella che si può certamente definire una 'ndrangheta di rango".

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