Reggio Calabria

L’Isis farebbe affari
con la ’ndrangheta

Gli uomini del Califfato islamico fanno razzia di opere di arte antica e le scambiano in Calabria con armi da guerra. I reperti provenienti da Sirte arrivano al Porto di Gioia Tauro potendo contare sugli appoggi logistici

L’Isis farebbe affari  con la ’ndrangheta

Il porto di Gioia Tauro ancora al centro di traffici di reperti archeologici con il coinvolgimento dell’Isis. Gli uomini del Califfato islamico fanno razzia di opere di arte antica nelle terre che si trovano sotto il loro controllo e le scambiano con armi da guerra provenienti dagli arsenali di Moldavia e Ucraina finiti nelle mani della mafia russa. I reperti provenienti da Sirte arrivano al Porto di Gioia Tauro potendo contare sugli appoggi logistici della ’ndrangheta.

A disegnare l’inquietante scenario dei rapporti tra Isis e ’ndrangheta nell’ambito dello scambio di reperti archeologici trafugati con micidiali armi da guerra è stato un quotidiano nazionale. Dell’argomento ha parlato il ministro dell’Interno Angelino Alfano intervenendo a un convegno a Teramo: «Abbiamo studiato il “Pil del terrore” e sappiamo che una delle componenti è il mercimonio delle opere d’arte. Su quanto scrivono i giornali sono, ovviamente, in corso attività di monitoraggio preventivo e anche di indagine laddove ci sono i presupposti. Tutto il fatturato criminale del sedicente stato islamico nasce da una serie di fattori e fra questi la vendita di opere d’arte sfuggite alla furia iconoclasta dei miliziani è una voce importante».

A lanciare l’allarme su possibili intese tra il Califfato islamico e la criminalità organizzata calabrese era stato nel febbraio dello scorso anno il procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho: «Qualora l’Isis volesse infiltrarsi sul territorio italiano, in Calabria potrebbe trovare appoggi logistici dalla ’ndrangheta in cambio di armi e droga. Tenere un'attenzione alta su questo, almeno per quanto riguarda la nostra Dda, è fondamentale».

Cafiero de Raho aveva ricordato che la ‘ndrangheta è un'organizzazione criminale che si muove per finalità di profitto: «Quindi c’è – aveva aggiunto – ovunque c'è un profitto, un interesse. D’altro canto per l’importazione delle armi con chi ha rapporti se non con determinati ambienti che sono vicini al terrorismo o che sono vicini alle guerre che si sono sviluppate negli ultimi anni in alcuni Paesi? Quindi, comunque, le armi vengono da quei territori. Attraverso l’Isis riuscirebbe anche ad avere droga, soprattutto eroina».

Il magistrato aveva ricordato, inoltre, che la Dda aveva alcune inchieste in corso, «fondate sul monitoraggio internet, per verificare, con la polizia postale, se persone, soprattutto extracomunitari, che provengono dalle aree più calde e che risiedono nel territorio reggino possano avere rapporti con esponenti dell’Isis o comunque con quel mondo vicino al terrorismo o con persone che si sono addestrate in quei territori. Abbiamo indizi di vicinanza ma non intraneità al terrorismo».

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