Vibo

Narcotraffico, davanti
al gup 23 imputati

Diversi vibonesi, reggini e sudamericani coinvolti nell’operazione Overing parte dei quali ha optato per l’abbreviato. La cocaina dalla Colombia arrivava in Calabria passando per Venezuela, Argentina e Spagna

Narcotraffico, davanti  al gup 23 imputati

Due udienze che viaggiano in modo parallelo seguendo la rotta del narcotraffico, le cui coordinate sono state tracciate da Dda e Ros di Catanzaro che, nel luglio dello scorso anno, si sono inseriti a gamba tesa nella navigazione con l’operazione “Overing”.

Quaranta le persone complessivamente coinvolte, diciassette delle quali mercoledì compariranno davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, mentre per altre 23, che hanno chiesto ed ottenuto il rito abbreviato, stamattina è in programma la prima udienza davanti al gup distrettuale di Catanzaro.

Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale di cocaina l’accusa contestata dal pm distrettuale Camillo Falvo a tutti gli imputati.

Secondo l’accusa a detenere le redini del narcotraffico sarebbero stati i vibonesi i quali avrebbero intessuto solidi rapporti sia con i colombiani sia con esponenti delle cosche della fascia jonica reggina. Insomma a undici anni dopo l’operazione Decollo – seguita dalla Decollo bis e dalla Decollo Ter – la pista transnazionale dei carichi di cocaina continua a portare nel Vibonese e nella Locride. Un giro “supportato”, in base a quanto emerso dalle indagini, da tre compagini: quella italo-calabrese; quella colombiana-venezuelana e quella albanese, che avrebbero appunto gestito il traffico di “neve”. Si tratta di rilevanti quantitativi che, forniti dai Cartelli colombiani, venivano trasportati dalla Colombia e, attraverso il Venezuela, l’Argentina e la Spagna, importati nel territorio nazionale.

Nel Vibonese – nello specifico a Panaia, frazione di Spilinga – una casa rurale sarebbe stata trasformata in una sorta di raffineria. E proprio nella casetta i vibonesi avrebbero appreso da un chimico – chiamato il “professore” – spedito in Calabria direttamente da Medellin, come estrarre la cocaina dai carichi di materiale in cui era stata miscelata senza “rovinarla”. Alcune delle fasi di raffinazione e confezionamento sono state immortalate in un video del Ros che nella “raffineria” di Panaia aveva piazzato alcune telecamere. Immagini risalenti al 29 gennaio del 2007.

Tra gli imputati che hanno chiesto l’abbreviato Domenico Cino di Spilinga, figura che emerge con un ruolo di rilievo nel narcotraffico. Negli anni ‘90 espulso dagli Usa e nel 2003 dalla Francia (per condanne inerenti gli stupefacenti), Cino – che è difeso dall’avv. Giovanni Vecchio e dall’avv. Giorgio Accoretti – avrebbe avuto stretti contatti con il colombiano Alberto Jhaime Tabares Ochoa che avrebbe ospitato nella casa rurale di Spilinga. E proprio durante la permanenza del colombiano nel Vibonese sarebbero emersi i rapporti con Fabrizio Cortese di San Gregorio d’Ippona (avv. Giovanni Marafioti) ritenuto vicino alla ‘ndrangheta vibonese e, successivamente con esponenti delle cosche jonico-reggine, in particolare con Rocco Logozzo (avv. Riccardo Misaggi e avv. Gregorio Viscomi).

Secondo quanto ipotizzato dalla Dda, «promotori, direttori, organizzatori e finanziatori dell’associazione» sarebbero stati Cino, Logozzo, Fabrizio Cortese, Francesco Cortese, Roberto Piras, Saverio Serra, Domenico Trimboli, Ismael Beltran Maldonado, Guillermo Leon Gonzales Correa (detto Luis) e Didier Alberto Urea Padilla (alias Dario). Complessivamente sono dieci le importazioni di cocaina che vengono contestate agli indagati.

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