La 22enne matricida a Crotone

Federica visitata da una psichiatra

Oggi l’udienza di convalida

Federica visitata da una psichiatria

Ha trascorso un’altra notte nel reparto di Psichiatria dell’Ospedale civile di Crotone, piantonata in stato di arresto, da due carabinieri, Federica Manica, la 22enne crotonese che giovedì ha soffocato la madre 48enne che era caduta in depressione dopo una malattia e un intervento chirurgico.

Oggi la giovane matricida sarà interrogata dal giudice delle indagini preliminari Michele Ciociola che dovrà decidere sulla convalida dell’arresto e sulla eventuale misura cautelare da applicare a Federica, sentita ieri sera per circa due ore da una psichiatra (la dottoressa Chiarelli), nominata dal sostituto procuratore Luisiana Di Vittorio che coordina le indagini sulla tragica vicenda. Una tragedia che ha distrutto «una famiglia normale, tranquilla, che non aveva mai fatto parlare di sè», sottolineava ieri il colonnello Salvatore Gagliano comandante provinciale dei Carabinieri.

La psichiatra nominata dal pm, dovrà rispondere al quesito che gli ha posto il magistrato inquirente: Federica era capace di intendere e di volere quando giovedì utilizzando un sacchetto di plastica che le ha infilato in testa, ha soffocato la mamma Giovanna Salerno?

I difensori della giovane – gli avvocati Concetta Cirillo e Antonio De Cicco – non hanno dubbi sulla incapacità della loro assistita di comprendere razionalmente quello che stava facendo quando ha ucciso la propria madre e poi si è distesa sul letto accanto alla donna. I due giovani penalisti parlano di «lucida follia», maturata all’ombra di quel “male oscuro” che si chiama depressione. Un corto circuito della ragione che dopo aver coinvolto la madre, uscita mentalmente a pezzi da una malattia, avrebbe contagiato anche Federica.

Ieri l’autopsia sul corpo di Giovanna Salerno eseguita dall’anatomopatologo Massimo Rizzo, avrebbe dato delle prime conferme sulla morte della 48enne avvenuta per asfissia.

La 22enne come ha raccontato ieri mattina in conferenza stampa nella sede del Comando dell’Arma, il capitano dei carabinieri Claudio Martino comandante della Compagnia di Crotone, giovedì ha soffocato la mamma con un sacchetto di plastica azzurro e poi al rientro in casa del padre Andrea, all’allibito genitore ha confidato: «Mamma e morta e sono stata io». È stato il 54enne, intorno alle 15,30 ad allertare il 112, raccontando con la voce rotta dal pianto, al militare che era in centrale operativa, il dramma che si era appena consumato tra le mure di quella dignitosa palazzina a due piani di Via Caccuri, in località Poggio Pudano.

«È una situazione che lacera il cuore», ha commentato il colonnello Gagliano nell’incontro con la stampa al quale era presente oltre al capitano Martino, anche il maresciallo capo Vincenzo Gaglio che comanda la stazione di Crotone della “Benemerita”. «È una tragedia familiare – ha continuato il comandante provinciale dei Carabinieri – che ha coinvolto una ragazza di 22 anni, che va considerata vittima come la madre. Sono tre le vittime c’è anche il papà».

Per l’ufficiale dell’Arma che nonostante la sua esperienza in fatto di crimini, è rimasto scosso dall’omicidio di giovedì, la vicenda sotto il profilo della causa scatenante, potrebbe trovare le sue radici nella solitudine. Una solitudine, che accomunava madre e figlia che «vivevano in simbiosi», e che si sono chiuse in se stesse.

Una solitudine malata, «che può anche portare a gesti estremi», ha ripetuto il colonnello Salvatore Gagliano.

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Corbelli

«Evitare il carcere»

«Nel rispetto assoluto della legge e dell’operato di magistrati e giudici che si stanno occupando di questa tragedia, rivolgo un accorato appello affinchè, per un fatto di mera pietà umana, a quella sfortunata ragazza venga adesso evitato il carcere». Così in una nota, Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili . «Sarebbe per lei la fine – ha aggiunto Corbelli parlando della 22enne matricida – la follia che la porterebbe alla morte. Per questo auspico e chiedo che si tenga conto del dramma umano, che questa ragazza ha, insieme alla madre, vissuto, in solitudine».

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