Cosenza

Cronista suicida, 4 mesi
all’editore Citrigno

Da scontare in carcere. È questa l’entità della condanna inflitta ieri a Piero Citrigno, l’imprenditore finito sott’accusa per violenza privata nei confronti di Alessandro Bozzo, il giornalista cosentino che nel marzo di tre anni fa decise di togliersi la vita

Cronista suicida, 4 mesi  all’editore Citrigno

Alessandro Bozzo

Quattro mesi da scontare in carcere. È questa l’entità della condanna inflitta ieri a Piero Citrigno, l’imprenditore finito sott’accusa per violenza privata nei confronti di Alessandro Bozzo, il giornalista cosentino che nel marzo di tre anni fa decise di togliersi la vita nella sua abitazione di Marano Principato.

Tutto il processo ruotava intorno alle ripetute pressioni e ingerenze di Citrigno, all’epoca editore di “Calabria Ora”, il quotidiano per il quale lavorava l’apprezzato cronista. Un vero e proprio stillicidio – come hanno affermato a più riprese il pm Maria Francesca Cerchiara e l’avvocato Nicola Rendace, difensore della famiglia Bozzo – confermato in aula anche da alcuni vecchi colleghi del giornalista. Quelle testimonianze stanno tra l’altro per essere acquisite dalla Procura, dato che in almeno cinque casi la pubblica accusa ha ravvisato gli elementi per contestare all’imprenditore l’ulteriore reato di tentata estorsione.

Altro elemento decisivo per il dibattimento s’è rivelato il minuzioso diario in cui Bozzo ha descritto ogni passaggio della sua esperienza lavorativa. Su tutti la volontà dell’editore di modificare il suo contratto a tempo indeterminato in uno nuovo dalla scadenza definita. Un colpo durissimo per il giornalista, sposato e con una bambina di appena quattro anni da crescere e mantenere.

Di tutt’altro avviso i difensori di Piero Citrigno, gli avvocati Salvatore Staiano e Raffaele Brescia, che hanno sostenuto il mancato valore di prova del diario e soprattutto lo stretto rapporto tra il suo assistito e Alessandro Bozzo. Un rapporto che, nonostante i numerosi contrasti sorti in ambito lavorativo, sarebbe stato sempre improntato su reciproca stima e fiducia.

La difesa aveva invocato l’assoluzione dell’imprenditore, mentre la Procura aveva chiesto una condanna a quattro anni. Alla lettura della sentenza erano presenti in aula i genitori e la sorella del giornalista insieme a una delegazione dell’associazione Libera. Sulla testa di Citrigno pende comunque una precedente condanna definitiva per usura aggravata, giudizio che rende esecutiva la pena inflitta nel primo pomeriggio di ieri dal giudice Francesca De Vuono.

Ed è proprio l’entità della condanna a suscitare l’immediata reazione del procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo. Reazione condensata in un comunicato stampa diramato dallo stesso capo dei magistrati bruzi: «La Procura della Repubblica di Cosenza prende atto che, con la sentenza di condanna emessa oggi (ieri, ndr) dal Tribunale nei confronti di Pietro Citrigno per il reato di violenza privata ai danni del giornalista Alessandro Bozzo, è stata riconosciuta la validità dell’impianto accusatorio». Una soddisfazione smorzata però nelle righe successive. «La Procura – sottolinea il procuratore Spagnuolo – comunica anche che avanzerà appello nei confronti della sentenza, ritenendo assolutamente inadeguata la pena irrogata rispetto alla gravità dei fatti contestati e che proseguiranno le indagini per ulteriori fatti reato emersi nel corso del dibattimento». La partita giudiziaria è quindi tutt’altro che chiusa.

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