Lamezia Terme

Delitto Pagliuso, il killer ha portato via i bossoli

L’autopsia ha confermato che il noto penalista lametino è stato colpito alla testa da tre proiettili. Gli inquirenti seguono soprattutto la pista professionale. Oggi la camera ardente in Tribunale

Delitto Pagliuso, il killer ha portato via i bossoli

Due colpi alla testa ed uno al collo. L'autopsia ha confermato le cause della morte dell'avvocato Francesco Pagliuso, trucidato martedì sera nel giardino della sua casa a Lamezia Terme. Da un killer spietato che lo ha freddato mentre era ancora al volante della sua auto. L'esame autoptico, durato quasi cinque ore, è stato eseguito dal medico legale Mirko Massimilla di Belvedere Marittimo, nominato dal procuratore facente funzioni Luigi Maffia e dal sostituto Marta Agostini della Procura lametina. All'autopsia ha preso parte anche il consulente di parte, il medico legale Massimiliano Cardamone. In particolare, l'esame ha rivelato che un proiettile ha colpito il penalista alla base del collo, un altro alla guancia e il terzo all'altezza dell'orecchio sinistro. Colpi che sono fuoriusciti tutti e tre.

Un omicidio eccellente, che ha scosso non solo la comunità lametina ma anche quella calabrese, a cui gli inquirenti stanno lavorando incessantemente per dare un volto e un nome a quella mano che ha assassinato uno dei più noti e apprezzati avvocati calabresi. Diverse le piste che stanno seguendo i carabinieri, guidati dal comandante del reparto operativo del comando provinciale Alceo Greco e dal capitano della compagnia lametina Fabio Vincelli, anche se una cosa è certa: chi ha commesso l'omicidio lo ha fatto con delle modalità mafiose. Questo non significa però che chi ha agito faccia parte integrante di una consorteria 'ndranghetista.

Un dato, questo, che emergerebbe dalle registrazioni video che sono al vaglio degli inquirenti, che stanno esaminando i filmati ripresi dalle telecamere di sorveglianza della villa di Pagliuso. Il killer, infatti, dopo aver sparato da una distanza ravvicinata ha raccolto i tre bossoli da terra. Ed è poi fuggito. Negli omicidi di mafia, hanno spiegato gli inquirenti, non solo vengono lasciati i bossoli a terra, ma spesso viene abbandonata sul luogo del delitto anche la pistola.

Secondo quanto si è appreso, sia le immagini del video che l'esame autoptico lascerebbero intuire che chi ha sparato è alto circa un metro e ottanta, anche perchè i proiettili sono stati esplosi dall'alto verso il basso e l'auto nella quale si trovava la vittima era un Suv della Volkswagen, quindi una macchina dall’assetto alto. Ipotesi confermata anche dal fatto che i proiettili hanno frantumato il finestrino lato guida, mentre uno ha rotto solo la parte bassa del finestrino lato passeggeri. Un'esecuzione studiata nei minimi particolari e portata a termine senza lasciare nulla al caso. Il killer ha scrutato per giorni i movimenti del legale. Gli spostamenti. Le abitudini. E alla fine ha scelto di colpire nel posto più sicuro per la vittima: la sua casa. Pagliuso tutto poteva immaginare, infatti, tranne di trovare la morte nel giardino della sua abitazione. Così come sicuro era il luogo anche per il killer: lontano dalla strada e dalla gente. Un agguato “silenzioso” e non eclatante. Come invece ci ha abituati la ’ndrangheta.

Il video ha ripreso tutte le fasi dell'agguato: una sagoma segue l’auto di Pagliuso nel vialetto di casa, dopo che si è aperto il cancello automatico, poi il killer si avvicina all'auto ed esplode tre colpi (si vedono infatti i flash degli spari), per poi fuggire da un buco nella recinzione che ha preparato per la fuga, dato che nel frattempo il cancello si è chiuso.

Ora che si conosce la dinamica, gli investigatori stanno cercando di risalire al movente e all'autore dell'azione omicidiaria. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche se la pista più battuta è quella professionale. L'avvocato Pagliuso, brillante penalista conosciuto non solo in Calabria ma anche nel resto d'Italia per le sue doti professionali, era impegnato in diversi importanti processi di 'ndrangheta, non solo a Lamezia ma anche a Reggio Calabria e Vibo. In particolare, in città difendeva la maggior parte degli imputati dei procedimenti scaturiti dalle operazioni “Perseo”, “Andromeda” e “Nettuno”. Pagliuso aveva anche assunto la difesa dell'imprenditore Franco Perri, proprietario del centro commerciale “Due Mari” di Maida, al quale era riuscito a far dissequestrare beni per quasi 500 milioni di euro. Ma Francesco Pagliuso è anche l'avvocato che nel giugno scorso ha fatto annullare in Cassazione i due ergastoli di Domenico e Giovanni Mezzatesta, padre e figlio autori del duplice omicidio avvenuto a Decollatura, il cui delitto è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza del locale.

Intanto, oggi alle 14.30 verrà allestita la camera ardente nel Tribunale lametino, mentre alle 17 nella chiesa del Rosario verrà celebrata la messa. La salma sarà poi trasportata a Soveria Mannelli, paese d'origine dell'avvocato.

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Era conosciuto in tutta Italia

I processi importanti

Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, anche se la pista più battuta è quella professionale. L'avvocato Francesco Pagliuso, brillante penalista conosciuto in tutta Italia, era impegnato in diversi importanti processi di 'ndrangheta, non solo a Lamezia ma anche a Reggio Calabria e Vibo. In particolare, in città difendeva la maggior parte degli imputati dei procedimenti scaturiti dalle operazioni “Perseo”, “Andromeda” e “Nettuno”.

Pagliuso aveva anche assunto la difesa dell'imprenditore Franco Perri, proprietario del centro commerciale “Due Mari” di Maida, al quale era riuscito a far dissequestrare beni per quasi 500 milioni di euro. Ma Francesco Pagliuso è anche l'avvocato che nel giugno scorso ha fatto annullare in Cassazione i due ergastoli di Domenico e Giovanni Mezzatesta, autori del duplice omicidio avvenuto a Decollatura, delitto ripreso dalle telecamere del locale.

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