Catanzaro

«Solo la cannabis
mi aiuta a vivere»

La testimonianza di una donna che convive con una malattia neurovegetativa. Chi parla a sproposito non conosce la disperazione di chi è ammalato

«Solo la cannabis  mi aiuta a vivere»

«Le parole che sento sono vuote e prive di significato. Ipocrite, politiche, sterili, inumane, ignoranti perché non c’è dietro l’esperienza di vivere come me e come migliaia di altre persone che forse stanno peggio. Perché nella malattia e nel dolore non c’è chi sta meglio e chi sta peggio. C’è solo la malattia che devasta e la volontà di chi vuole stare bene. Chi parla a sproposito e senza riflettere non conosce la disperazione che si nasconde dietro a chi è condannato alla non vita». Lei è una fragile donna di appena 65 anni che da 10 anni convive con una forma molto grave di malattia neurodegenerativa e che da 5 anni si cura con la cannabis per alleviare non solo i forti dolori osteo-articolari, ma anche la rigidità muscolare che non le consente di muoversi, il forte tremore che rende il suo corpo “ballerino” e i vari disordini dell’equilibrio.

La incontriamo nella sua abitazione, è sdraiata sulla sedia e ci accoglie con quel sorriso che per fortuna non l’abbandona mai. Le pareti sono piene dei suoi meravigliosi quadri, opere personali che le hanno reso gloria fino a quando le sue mani le hanno permesso di reggere un pennello. Vicino a lei il marito. Facciamo un po’ fatica a sentirla, la sua voce è fievole e segue i ritmi instabili del suo corpo. «Parlo perché voglio mettere un mio tassello nella comprensione del diritto alla fruizione dei farmaci cannabinoidi, proprio come se la mia testimonianza fosse una pennellata di colore su di una tela. Quando ti trovi di fronte ad una diagnosi come questa devi sono avere la fortuna di incontrare medici che, attraverso i farmaci giusti, riescono a farti continuare a sopravvivere. Perché questa non è vita e non ci sono farmaci che possano guarirti. Ma anche per loro, a volte, non è facile trovare quel farmaco che possa sollevarti da questo inferno. Si va a tentativi e intanto il tuo corpo si intossica. Cinque anni addietro ho conosciuto un’associazione che aveva legami con un neurologo pugliese, l’unico medico che prescriveva la cannabis terapeutica ed i miei figli, prima di farmi affrontare questo viaggio, hanno fatto numerose ricerche sulla compatibilità che questa sostanza poteva avere con la mia patologia. Quello che hanno scoperto sui benefici della cannabis ci ha convinti a partire».

Si ferma non riesce più a parlare. È affaticata. Prosegue il marito: «I primi tempi sono stati difficilissimi perché all’epoca in Italia esistevano solo due farmacie che preparavano i preparati a base di cannabinoidi, una si trovava a Fasano in Puglia e l’altra a Reggio Emilia. L’unico approvvigionamento era quello olandese e queste due farmacie dovevano soddisfare le richieste che derivavano da tutta Italia. Ho girato tutte le farmacie catanzaresi, i miei figli hanno contattato gli ordini dei medici e dei farmacisti, ho parlato con i medici di base perché sapevo che la prescrizione era legale per uso terapeutico o medico. Ma all’epoca ho trovato solo muri altissimi, la Calabria ancora non era pronta a parlare di questo argomento e nessun medico era disposto ad andare oltre a capire cosa accadeva un altre regioni d’Italia. Oggi per fortuna le cose sono cambiate. Abbiamo medici che prescrivono la cannabis e farmacie nelle quali ci possiamo rifornire».

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