Op. Mamma Santissima

Gli invisibili tra cosche e grembiuli

Il pm antimafia Lombardo ha interrogato l’ex Gran Maestro del Goi. Di Bernardo conferma: «In Calabria la ’ndrangheta controlla 28 logge su 32»

Gli invisibili tra cosche e grembiuli

Rieccolo. Il rapporto perverso tra ’ndrangheta e massoneria emerge anche dagli atti dell’inchiesta “Mamma Santissima”. Sono tanti i collaboratori di giustizia che descrivono la connessione tra mafia e ‘ndrangheta e quella tra queste due e la massoneria, ma che ci sia qualcosa che funziona nella massoneria calabrese lo confermano anche le dichiarazioni rese dal professor Giuliano Di Bernardo, «non un quisque de populo», annota il gip Domenico Santoro.

Di Bernardo, infatti, è il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, dunque un soggetto che, per la posizione apicale rivestita in seno alla massoneria, ben avrebbe potuto confermare o meno quanto emerso in ordine alla relazione fra le mafie, specie la ‘ndrangheta, e la fratellanza massonica.

Davanti al pm

Sentito dal pm il 6 marzo 2014, in effetti, il Di Bernardo ha illustrato quella che lui stesso aveva percepito essere una sorta di compenetrazione fra una certa massoneria e la criminalità organizzata, specie calabrese. «Si coglie, come correttamente si annota da parte del requirente – scrive il gip Santoro –, una sorta di immedesimazione operativa di entità diverse che, unitariamente considerate, confermano l’esistenza di un sistema criminale di tipo mafioso composito, in cui le parti riservate sono momento centrale e fondante».

Risponde Di Bernardo alle domande del pm antimafia Giuseppe Lombardo: «Entrato in massoneria nel 1961, nel 1993, dopo essere fuoriuscito dal Goi (in cui ero stato nominato Gran Maestro), fondai La Gran Loggia Regolare d’Italia, nel 2002 … in quanto rimasi deluso anche di questa nuova esperienza. La Gran Loggia Regolare d’Italia è stata riconosciuta dalla massoneria inglese. Il Goi disconosciuto. In relazione a queste vicende ho avuto diretti contatti con il Duca di Kent che è al vertice della Massoneria Inglese, che è la vera Massoneria».

Un’autentica palude

«Ettore Loizzo, ingegnere di Cosenza, mio vice nel Goi – continua Di Bernardo –, persona che per me era il più alto rappresentante del Goi, nel corso di una riunione della Giunta del Grande Oriente d’Italia (una sorta di CdA del Goi in cui era presente anche il mio successore Gustavo Raffi, attuale Gran maestro del Goi) che io indissi con urgenza nel 1993 dopo l’inizio dell’indagine del dott. Cordova sulla massoneria, a mia precisa richiesta, disse che poteva affermare con certezza che in Calabria, su 32 logge, 28 erano controllate dalla ’ndrangheta. Io feci un salto sulla sedia. Gli dissi subito: e cosa vuoi fare di fronte a questo disastro? Lui mi rispose: nulla. Io, ancora più sbigottito, gli chiesi perché. Lui mi rispose che non poteva fare nulla perché altrimenti lui e la sua famiglia rischiavano gravi rappresaglie».

Il duca di Kent

«Fu questo che mi indusse prendere contatti con il Duca di Kent a cui esposi la suddetta situazione. Lui mi disse che già sapeva questa situazione tramite notizie da lui avute dall’Ambasciata in Italia e dai servizi di sicurezza inglesi. Io feci espresso riferimento alla commistione fra criminalità organizzata e Goi. Faccio presente – continua Di Bernardo – che, intorno al 1990, poco dopo la mia nomina, nel corso di una mia visita in Sicilia seppi da Massimo Maggiore, palermitano presidente del più alto organo della Giustizia massonica (la Corte Centrale), che il più alto esponente della circoscrizione del Goi di Mazzara del Vallo era mafioso, nonché, numerosissimi esponenti del Goi siciliani, e specie nel trapanese, erano mafiosi. Dunque, capii che davvero, come diceva Cordova, il Goi era una “palude”. Fu il duca di Kent che mi suggerì di uscire dal Goi e creare un nuovo Ordine. La questione calabrese era molto più preoccupante in quanto la massoneria calabrese era ben più ramificata e potente di quella siciliana».

Movimenti separatisti

Ancora Di Bernardo: «Seppi dai miei referenti calabresi e non solo, che all’interno del Goi all’inizio degli anni 90, vi erano soggetti che sostenevano i movimenti separatisti siciliani e meridionali. Reggio Calabria era il centro propulsore, l’origine di tali movimenti autonomisti che trovavano sostegno in numerosi esponenti della massoneria e più esattamente del Goi. Ero molto preoccupato da questa situazione. Nel nord vi era la Lega Nord, a sud si stavano creando questi movimenti separatisti. Vedevo il nostro paese a rischio...».

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