Vibo

Alluvione, dopo dieci
anni poco è cambiato

La messa in sicurezza del territorio batte fiacca nonostante il tempo trascorso e i fondi movimentati. Pochi gli interventi finiti e molti quelli da concludere alcuni dei quali lasciati praticamente a metà

Alluvione, dopo dieci anni poco è cambiato

3 luglio 2006 - 3 luglio 2016. Un ponte di dieci anni da quel lunedì in cui la natura si ribellò e il territorio del capoluogo e della sua fascia costiera mise drammaticamente a nudo tutta la sua fragilità.

Un ponte di dieci anni caratterizzato da polemiche a non finire, da fondi persi e risorse da riafferrare, di rimpalli di responsabilità a cadenza costante, di proposte e propositi, di interventi iniziati finiti e da concludere. Pochissimi i primi, tanti i secondi. Fatto sta che a oggi la maggior parte delle opere che già dieci anni fa erano ritenute prioritarie per la messa in sicurezza del territorio sono ancora in itinere. A buon punto, oggi, si trovano quelle di completamento della progettazione sul torrente Sant’Anna e quelle per l’incanalamento del Libanio. Ma ci sono voluti dieci anni, appunto, per giungere a questo risultato nonostante per tutti questi anni su Bivona e Vibo Marina il rischio alluvione – e devastazione come nel 2006 – è rimasto pressoché uguale e nonostante il Piano Versace indicasse questi interventi come priorità.

Dieci anni dopo il violento nubifragio – una vera e propria tempesta sub-tropicale nel corso della quale sul capoluogo e le frazioni marine si abbattè un volume di pioggia dieci volte superiore alla norma (200 millimetri d’acqua in 5 ore) – che cambiò i connotati alla fascia costiera e provocò tre morti, danni per oltre 200 milioni e 90 feriti, c’è poco da tirare bilanci perché si è ancora lontani dalla messa in sicurezza delle zone interessate. A conti fatti, infatti, molte sono le opere iniziate e non ancora finite, alcune della quali lasciate a metà in attesa non si sa di cosa.

E dieci anni dopo l’alluvione del 3 luglio 2006 anche fare i conti nel balletto di somme arrivate, spese, perse e recuperate, o in quello dei decreti e delle ordinanze di protezione civile, diventa difficile. Resta il fatto che la cifra movimentata, sebbene negli anni e seguendo intricati e aggrovigliati percorsi, è rilevante se si considera che sul piatto del post-alluvione è finita una cifra che supera – e non di poco – i 40 milioni di euro. Il tutto per avere un risultato a metà che, se dovesse ri-verificare oggi quanto accaduto dieci anni fa, limiterebbe solo in parte i danni, ma soprattutto non sarebbe in grado di garantire l’incolumità delle persone. Veramente poco rispetto alla drammatica esperienza vissuta il 3 luglio 2006. In pratica lungo l’asse Longobardi-Vibo Marina-Bivona-Portosalvo nonostante il trascorrere degli anni le ferite non sono ancora rimarginate e non riguardano soltanto il completamento dei lavori di messa in sicurezza, bensì anche la delocalizzazione delle imprese rimasta sulla carta, mentre le famiglie che quel di luglio di dieci anni fa rimasero soltanto con i vestiti che indossavano, altre case hanno dovuto cercarsele da sè, mentre tanti altri imprenditori colpiti dall’evento o hanno chiuso o hanno ripreso l’attività potendo contare soprattutto sulle loro forze.

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