Cosenza

Nuova guerra di mafia a Montreal dopo la morte del padrino

Calabresi e siciliani si contendono lo scettro di comando: tre omicidi tra l’Ontario e il Quebec. Dopo Carmine Verduci assassinati Rocco Sollecito e Lorenzo Giordano

Nuova guerra di mafia a Montreal dopo la morte del padrino Rizzuto

La vecchia Montreal non c’è più. Il “godfather” Vic Rizzuto, capo assoluto e riverito della “Sesta famiglia” è morto in ospedale, per cause naturali, il 23 dicembre del 2013. E prima di chiudere per sempre gli occhi ha dovuto sopportare il dolore e il lutto cagionati dalla perdita di pezzi importanti del suo clan che, un tempo, sembrava invincibile. Tra il 2009 e il 2012 ha visto cadere, uno dopo l’altro, il fedele guardaspalle Federico Del Peschio, il figlio primogenito Nick, il cognato Paolo Renda (marito della sorella), il consigliori Agostino Cuntrera e il vecchio padre, Nick, assassinato a 86 anni da un cecchino. Vic Rizzuto, quando gli hanno sterminato amici e parenti, era detenuto negli Stati Uniti per scontare una vecchia condanna. Nella città più importante del Quebec, mentre il padrino è ancora dietro le sbarre, arriva Sal Montagna detto “Iron Worker”, “reggente” dei Bonanno ed espulso dagli States. L'uomo comprende che il gruppo Rizzuto è in difficoltà e sancisce un’alleanza con un ex luogotenente della “Sesta famiglia”, Raynald Desjardin che ha deciso di rendersi “autonomo” e conquistare la città. Desjardin, però, è un tipo poco malleabile e pericoloso così Montagna tenta di farlo fuori. L’agguato fallisce e la mancata vittima reagisce ordinando la soppressione del “reggente” dei Bonanno. Il corpo di Sal Montagna viene ritrovato, crivellato dai proiettili, sul greto d'un fiume ghiacciato. Per il delitto vengono subito fermati dalla polizia federale canadese il calabrese Vittorio Mirarchi e il napoletano Felice Racaniello che, successivamente, ammetterano la paternità del delitto mettendo nei guai Desjardin. Nel 2012, però, quando tutto sembra perduto, Vic Rizzuto torna in libertà. E organizza la vendetta. Nel giro di un anno si registrano, infatti, una serie di morti violente. Vengono subito ammazzati due uomini legati a Desjardin,: il napoletano Joe Di Maulo e il calabrese Vincenzo Scuderi. Un altro “picciotto”, Tony Callocchia, viene ridotto in fin di vita mentre cena in un ristorante. Ma non è finita. In Sicilia, a Bagheria, vengono assassinati nel 2013 Juan Ramon Fernandez detto “Joe bravo”, per lungo tempo vicino a Vic Rizzuto, e il suo guardaspalle Fernandio Pimentel. “Joe bravo” aveva tradito Rizzuto passando con gli avversari e si era rifugiato nell'isola di Trinacria perchè espulso dal Canada. Infine, ad un anno esatto di distanza dalla morte del capostipite, Nick Rizzuto, cade sotto i colpi dei killers davanti ad un ristorante italiano di Acapulco (Messico) il calabrese Moreno Gallo che era stato un tempo in affari con la “Sesta famiglia” prendendone poi le distanze. La gerarchia sembra essere tornata ad essere quella di un tempo ma il destino ci mette, ancora una volta, lo zampino: Vic Rizzuto, infatti, ricoverato per gravi problemi cardiaci muore il 23 dicembre del 2013 nell’ospedale di Montreal. La sua scomparsa rimette tutto in gioco. E non solo a Montreal ma pure a Toronto, antico feudo dei calabresi di “mamma ‘ndrangheta”. Il 24 aprile del 2014, infatti, nel parcheggio di una caffetteria viene ucciso a colpi di pistola Carmine Verduci, uomo di rispetto a tutto tondo e con forti legami con la terra di origine. La morte di Verduci suona come un pericoloso campanello di allarme. Il primo marzo di quest’anno, a Montreal, viene assassinato Lorenzo Giordano, componente della commissione istituita per gestire la “Sesta famiglia”. Passano pochi mesi e il 28 maggio tocca ad un altro pezzo da novanta del gruppo di comando: Rocco Sollecito, che viene trucidato davanti alla fermata d’un bus. Il tre giugno scorso, in un caffè frequentato da italiani, un sicario chiude un altro “contratto” lasciando steso, accanto a un tavolino, Angelo D'Onofrio, amico di molti personaggi influenti del clan Rizzuto ma fuori dal giro. L’uomo viene assassinato per errore perché scambiato – secondo la polizia canadese – per Antonio Vanelli che a quell’ora e in quello stesso momento stava partecipando al funerale di Sollecito. D'onofrio aveva la stessa età, la medesima corporatura, uguali capelli bianchi della vittima designata. E frequentava quel maledetto bar.

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