Vibo

Imprenditrice scomparsa, si indaga per sequestro e omicidio

Maria Chindamo, 44 anni, di Laureana di Borrello manca all’appello da venti giorni. Perquisizioni nelle aziende della donna, auto e mezzi agricoli sotto sequestro

Svolta sull’imprenditrice scomparsa  Si indaga per sequestro e omicidio

A distanza di venti giorni dalla sua scomparsa gli inquirenti imboccano una pista ben precisa, quella che dovrebbe portarli a fare piena luce sulla tragica fine di Maria Chindamo, 44 anni, imprenditrice agricola di Laureana di Borrello (Reggio Calabria). Non siamo ancora ad un vera e propria svolta nelle indagini ma gli investigatori cominciano a stringere il loro campo d’azione e guarda caso si concentrano nell’ambito familiare.

La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e omicidio volontario avendo chiaro il quadro di quanto è potuto accadere. E nell’ambito di questo procedimento, ieri mattina, i carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Tropea hanno proceduto ad eseguire perquisizioni e sequestri alla ricerca di microtracce utili allo sviluppo delle indagini.

I militari, che hanno agito sotto il coordinamento del procuratore Mario Spagnuolo e agli ordini del ten. col. Daniele Scardecchia e del capitano Francesco Manzone, hanno provveduto a setacciare in lungo e largo le aziende e le abitazioni di Maria Chindamo e dei suoi familiari a Laureana di Borrello, Rosarno (il paese dove fino a poco più di un anno fa la donna viveva insieme al marito ed ai suoi tre figli) e Limbadi, dove l’imprenditrice è scomparsa la mattina del 6 maggio scorso presumibilmente intorno alle 7,15.

I carabinieri hanno potuto accedere alle proprietà dei Chindamo sulla base di un decreto disposto dalla Procura di Vibo attraverso il quale hanno proceduto, oltre alle perquisizioni domiciliari e personali, pure al sequestro di dodici autovetture e alcuni mezzi agricoli. Il materiale posto “sotto chiave”, secondo quanto è trapelato, sarà esaminato dai carabinieri del Ris. Alcuni mezzi, invece, saranno inviati alla Questura di Palermo, che ha in dotazione i cani molecolari addestrati alla ricerca di eventuali tracce che potranno rivelarsi utili per le indagini e per dare così una spiegazione alla scomparsa della donna.

Il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, di fronte a quanto ormai comincia a profilarsi non ha usato mezze parole: «Non ci sono speranze di trovare viva Maria Chindamo. Indaghiamo per sequestro di persona e omicidio....». Segno che ormai gli inquirenti, «grazie alla preziosa attività investigativa dei carabinieri», sono convinti che l’imprenditrice agricola sia stata sequestrata e poi uccisa. Da chi e perché rimane ancora un mistero. Quello che è certo – ha aggiunto ancora Mario Spagnuolo – questa volta la ‘ndrangheta non c’entra». In ogni caso il procuratore non ha voluto fornire ulteriori elementi anche allo scopo di non compromettere le indagini che continuano a ritmo serrata. «Abbiamo le nostre idee che non dico sul caso. Quando si hanno certezze logiche senza corredo di riscontri non ha significato parlarne». Concetti che lasciano chiaramente intendere che gli indizi sono tanti e la pista potrebbe essere pure quella giusta ma per il momento non ci sono riscontri tali da potere agire. «Il quadro su cui si lavora, ad ogni modo – ha chiarito ancora Spagnuolo – è abbastanza chiaro. Mancano i testimoni, questo è il deficit di questa indagine. Nessuno ha visto, né sentito... Fare appelli, ovviamente, non serve in questi casi. Ci vuole il dovere civico. Noi ci siamo imbattuti in una cosa brutta: qualcuno s’è voluto sostituire a Dio».

Maria Chindamo è scomparsa nel nulla nel giorno dell’anniversario della morte del marito, Ferdinando Punturiero, suicidatosi un anno fa quando viveva a Rosarno. Una settimana prima la donna su facebook aveva lanciato una frase di Oriana Fallaci: «Il coraggio è fatto di paura...». Ma paura di chi? Per che cosa? Domande a cui ora dovranno dare una risposta gli inquirenti. Le tracce dell’imprenditrice si sono perse davanti al cancello della sua azienda, in località Montalto di Limbadi. Quella mattina a dare l’allarme è stato un operaio dopo avere visto l’auto della donna, una Dacia Duster di colore bianco, con lo sportello aperto, il motore acceso e tracce di sangue un pò ovunque.

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