Lamezia

Acquisite le dichiarazioni
di “millelire”

Nel processo per l’omicidio di Antonio Deodato anche i verbali del neo pentito Pasquale Giampà. Il pm ha chiesto per i cinque imputati condanne per 130 anni di carcere

Acquisite le dichiarazioni  di “millelire”

Le dichiarazioni del nuovo pentito della 'ndrangheta lametina Pasquale Giampà (detto “millelire”) approdano nel processo per l’omicidio di Antonio Deodato.

Ieri mattina, infatti, il pubblico ministero Elio Romano ha depositato alcuni verbali delle dichiarazioni rese dal neo collaboratore di giustizia, chiedendo al Giudice dell'udienza preliminare Pietro Carè, del Tribunale di Catanzaro, l'acquisizione degli atti. Lo stesso “Millelire” è imputato in questo processo, insieme ad Aldo Notarianni, Vincenzo Bonaddio, Maurizio Molinaro e Domenico Giampà. Nell’udienza di ieri era attesa la sentenza, solo che non è stata emessa alla luce delle nuove richieste del pubblico ministero. Il giudice Carè, che ha accordato la richiesta di acquisizione delle nuove dichiarazioni, ha rinviato la decisione al prossimo 22 giugno.

Il pubblico ministero, nella scorsa udienza, ha chiesto condanne per 130 anni di reclusione per tutti gli imputati del processo. In particolare, 30 anni di carcere per Aldo Notarianni, Pasquale Giampà e Vincenzo Bonaddio, mentre 20 anni di reclusione per Maurizio Molinaro e Domenico Giampà, anche quest’ultimo reo confesso. Anche Aldo Notarianni avrebbe ammesso le sue responsabilità. I cinque imputati sono accusati di aver organizzato e commesso l'omicidio del 27enne Antonio Deodato, avvenuto l’8 febbraio del 2005, mentre si trovava in una sala giochi in via Isonzo in città. Deodato morì in ospedale, in seguito alle ferite provocate dai numerosi colpi di arma da fuoco che gli furono sparati dal killer. La vittima era cognato di Vincenzo Torcasio e nipote di Nino Torcasio. A decretare la sua morte è stato il clan Giampà, che decise di ucciderlo in una sala giochi, in pieno Carnevale. A individuarlo era stato Giuseppe Chirumbolo: «Siamo andati a cambiarci a prendere le armi, i guanti e le mascherine, io e Domenico Giampà – ha raccontato agli inquirenti – Molinaro ci aspettava davanti al Municipio su corso Numistrano. C’era tanta gente per strada quella sera, ma nessuno badava a due tizi mascherati a Carnevale. Domenico era entrato in sala giochi e dopo aver cominciato a sparare era cominciato il putiferio. Gli aveva scaricato tutta la pistola su un fianco. Tredici colpi. Vedevo i buchi nel giubbino».

A raggiungere il ventisettenne Antonio Deodato furono 11 colpi di pistola calibro 765, cioè la quasi totalità di quelli sparati dal killer. A terra infatti furono trovati 13 bossoli. Deodato fu raggiunto nel basso ventre ed alle braccia. Il giovane, gravemente ferito, uscì fuori sanguinante in cerca di aiuto. Lì arrivò subito l'ambulanza, allertata da qualcuno, che lo portò in ospedale dove venne sottoposto ad un intervento chirurgico, ma durante l’operazione il giovane morì. Nella sparatoria rimase ferito di striscio alla gamba anche un suo amico, Emilio Gualtieri.

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