Cosenza

Tagli boschivi “sospetti” in Sila
Nove persone indagate per truffa

Perquisiti gli uffici del capo di gabinetto di Oliverio e del Capo dipartimento per l’agricoltura. Funzionaria di Calabria Verde agli arresti. Il “giallo” della concessione

Tagli boschivi “sospetti” in Sila  Nove persone indagate per truffa

La truffa della legna. E i disboscamenti selvaggi. In mezzo il patrimonio naturalistico della Sila, lentamente eroso con maldestra costanza da imprenditori senza scrupoli favoriti da funzionari pubblici altrettanto sfacciatamente consenzienti. Centinaia di austeri faggi, possenti abeti e pini secolari vengono abbattuti ogni giorno clandestinamente per alimentare il florido mercato del legno. Apparentemente è tutto in regola: con una trattativa diretta le aziende si aggiudicano l’autorizzazione a raccogliere la legna caduta a causa delle intemperie. Nei fatti, invece, s’impossessano delle ceppaie destinate a riprodurre gli alberi, tagliano i fusti che il vento e la neve non hanno intaccato e distruggono la flora d’un altipiano al quale attingevano persino i romani per costruire le loro navi da battaglia. Boschi millenari che impressionarono per la loro bellezza l’imperatore Federico II (lo “stupor mundi”) sono diventati, nel corso degli anni, vittime del cinismo di spregiudicati commercianti. La “tecnica” utilizzata per nascondere la silenziosa barbarie è ben collaudata: le ceppaie, quando non vengono estirpate, finiscono sepolte sotto mucchi di terra e arbusti per non lasciare tracce e le piante selvaggiamente tagliate rendendo spogli ettari ed ettari di montagna. Le ditte (non tutte ovviamente) “autorizzate” dall’azienda “Calabria verde” – un altro enorme carrozzone figlio della politica nostrana – pagano un euro a quintale dichiarando spesse volte falsamente d’aver raccolto una quantità inferiore di legname. L’ultima inchiesta che riguarda lo “scempio” silano è firmata dal procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla e dal pm Angela Cantinisio. Nove le persone indagate per concorso in truffa aggravata. Ieri gli investigatori del Corpo Forestale dello Stato hanno compiuto una serie di perquisizioni nell’ambito delle indagini sull’affidamento di una concessione da parte di Calabria Verde a una ditta di San Giovanni in Fiore. Fra gli indagati figurano Gaetano Pignanelli, capo gabinetto del presidente della Regione, Mario Oliverio, e Mario Caligiuri, capo struttura del Dipartimento regionale Agricoltura ed esponente di Italia dei valori. L’inchiesta riguarda il rilascio di un’autorizzazione per lo sfruttamento di un bosco di 1.300 ettari a Bocchigliero, nel Cosentino, senza procedura di evidenza pubblica. Gli indagati avrebbero attestato falsamente la quantità di legna presente nella località al fine di eludere l’obbligo dell’evidenza pubblica, inducendo l’ente strumentale della Regione a rilasciare in via diretta le concessioni alla ditta di Marino De Luca, di San Giovanni in Fiore, pure lui indagato, che avrebbe ricavato una quantità di legname, pari a 80.000 euro, maggiore di quella attestata. Dalle indagini sarebbe emersa “l’ampia discrasia” fra la quantità di legname prelevata effettivamente dalla ditta e quella attestata come prelevabile da un altro indagato, l’agrotecnico Gennarino Magnone. Altre irregolarità sarebbero emerse in ordine alla mancata verifica, da parte di “Calabria Verde”, dei quantitativi di legname effettivamente prelevati. Pignanelli e Caligiuri, secondo la Procura, si sarebbero interessati al rilascio delle concessioni a De Luca. Le indagini avrebbero anche evidenziato che, in seguito al sequestro dell’area interessata, avvenuta nel marzo scorso, il custode giudiziario del bosco, Antonietta Caruso, pure lei indagata, avrebbe “fortemente preteso di poter scegliere guardie giurate di sua fiducia e ciò verosimilmente al fine di poter gestire le indennità e i rimborsi relativamente ai terreni indicati.” In casa della Caruso, a San Giovanni in Fiore, è stata trovata una pistola 6,35 con matricola abrasa e una bomba a mano per esercitazioni militari. La donna, funzionaria di “Calabria verde”, è stata pertanto arrestata (è ai domiciliari) insieme al convivente Vincenzo Scalfari, 61 anni, di Luzzi. Tra i luoghi perquisiti ieri a Cosenza, San Giovanni in Fiore, Luzzi, Amantea, Belmonte Calabro e Catanzaro, figurano anche gli uffici di Pignanelli e Caligiuri nella sede della Regione. Le altre persone indagate sono Leandro Savio, Aurelio Pio Del Giudice, Ivo Filippelli, Paolo Furgiuele.

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