PROCESSO EPILOGO

La “longa manus” del
clan Crucitti sulla
Multiservizi

Ieri la testimonianza del capitano dei carabinieri Palmieri. «Si adoperò l’ex consigliere Dominque Suraci. In cambio di voti».

santo crucitti

Sul banco dei testimoni, per sottoporsi all’esame del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Stefano Musolino, è sfilato il capitano dei carabinieri Valerio Palmieri, uno degli ufficiali del Comando provinciale di Reggio Calabria che coordinò le indagini che hanno portato all’arresto di boss e gregari della cosca di ’ndrangheta di Condera e Pietrastorta, quartieri della periferia collinare della città dove, secondo la tesi dei magistrati della Dda, comanderebbe proprio Santo Crucitti.
Dalla ricostruzione del capitano Palmieri emerge che il capo clan, Santo Crucitti, ed il suo fedelissimo braccio destro, Mario Chilà, avevano messo le mani sulla Multiservizi attraverso una serie di convenzioni con una società finanziaria, la “Fin Reggio”, che formalmente era gestita da un prestanome ma che sostanzialmente era «dominata dallo stesso Crucitti». E ad agevolare l’inserimento affaristico del duo Crucitti-Chilà nell’ormai dismessa società mista del Comune era stato Dominique Suraci, l’ex consigliere
comunale arrestato recentemente per la sua connivenza con i cartelli della ’ndrangheta della città.

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