Vibo

Sulla Tangenziale Est
l’ombra dei clan

Nuovi risvolti sull’opera mai realizzata a Vibo Valentia. Dall’operazione denominata “Costa pulita” emerge che i Mancuso e gli Accorinti volevano mettere le mani pure sui lavori dell'arteria

Sulla Tangenziale Est  l’ombra dei clan

Una holding criminale a cui non sfuggiva nulla. Tutti gli affari passavano al vaglio dei boss e dei loro sodali, dal turismo al commercio agli appalti pubblici sui quali puntavano a mettere le mani per succhiare denaro attraverso mazzette o la presenza di ditte compiacenti. Una strategia criminale pianificata nei minimi particolari dal boss Pantaleone Mancuso (detto Scarpuni) di Nicotera Marina, figura apicale della potente cosca della ‘ndrangheta.

È quanto emerge dall’operazione denominata “Costa pulita”, condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo.

E tra gli appalti pubblici sui quali la ‘ndrangheta aveva messo gli occhi c’erano pure i lavori per la realizzazione della Tangenziale Est di Vibo Valentia, un’opera da 7 milioni di euro rimasta incompiuta per via del gravissimo dissesto idrogeologico provocato e che avrebbe dovuto collegare lo svincolo autostradale con la Statale 18. Obiettivo di Pantaleone Mancuso, attraverso Antonino (detto Nino) Accorinti, ritenuto dagli inquirenti il boss della ‘ndrina di Briatico, era quello di infiltrare una propria impresa nei lavori di completamento, messa in sicurezza e ripristino della Tangenziale, i cui lavori erano stati appaltati dalla Provincia di Vibo Valentia.

Una vicenda che se da una parte sancisce lo stretto legame tra Pantaleone Mancuso e Nino Accorinti, dall’altra mette in evidenza il tentativo di mettere le mani sui lavori. E per raggiungere questo obiettivo al cospetto di Mancuso furono invitati a presentarsi tecnici, ingegneri e direttori dei lavori, così come venne contattato dal boss Nino Accorini pure l’amministratore delegato dell’allora Società cooperativa costruzioni calabrese Michele (detto Lello) Fusca, che nell’inchiesta “Costa pulita” è indagato a piede libero. Ricevuti i messaggi di Mancuso, Fusca come gli altri ingegneri (Sisto Albino e Rosario Bruzzaniti) contattati dal boss e dagli uomini di Nino Accorinti si diedero da fare per trovare una soluzione alla richieste del boss.

Ad avviso degli inquirenti, tuttavia, non si hanno certezze e riscontri per poter arrivare a concludere che quanto disposto da Pantaleone Mancuso sia stato portato a termine.

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