EOLICO IN CALABRIA

Chiesta l'archiviazione
per Agazio Loiero
e per altri 16

C'é anche l'ex presidente della Regione Calabria, nella richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Catanzaro per l'inchiesta sull'eolico.

loiero agazio
C'é anche l'ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, nella richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Catanzaro per l'inchiesta sull'Eolico. Oltre a Loiero la richiesta di archiviazione riguarda anche l'ex assessore regionale all'ambiente della giunta di centrosinistra, Diego Tommasi, l'imprenditrice Enza Bruno Bossio, l'ex leader del Psdi Renato D'Andria. Ci sono poi Rosaria Claudia Longo, Carlo Copat, Francesco Bitonte, Antonio Marasco, Stefano Casale, Antonio Speziali, Giorgio Marincola, Luca Iviani, Giovanbattista Lopreiato, Giuseppe Mazzitello, Domenico Antonio Basile, Paolo Giovanni Pagliuso Fabiano e Angelo Gangi. Nella richiesta di archiviazione il sostituto procuratore della Repubblica, Carlo Villani, sulla posizione di Agazio Loiero scrive che non sussiste alcun elemento su cui fondare una responsabilità penale nei confronti dell'ex presidente della Regione. Per quanto riguarda la posizione di Tommasi la Procura ritiene che ci sono scarsi elementi per sostenere l'accusa in giudizio e per fondare una responsabilità penale dell'ex assessore regionale all'ambiente.

La parte centrale dell'inchiesta della Procura di Catanzaro sull'Eolico riguarda il reato di corruzione per il presunto pagamento di una maxi tangente. L'accusa sostiene che per la realizzazione del Parco eolico 'Pitagora' di Isola Capo Rizzuto e per le linee guida sull'eolico in Calabria fu promesso il pagamento di una tangente di 2 milioni e 400 mila euro, pari al 2% del valore della struttura, di cui 912 mila euro effettivamente corrisposti da Roberto Baldetti, amministratore della Tisol srl, la società che aveva stipulato con la Erg Cesa Eolica un contratto per lo sviluppo dei parchi eolici in Calabria. I 912 mila euro furono versati, secondo l'accusa, attraverso 11 bonifici bancari, effettuati dall'ottobre 2005 all'aprile 2008, dalla società Tisol alla Piloma di cui era socio Giancarlo D'Agni. La motivazione del pagamento era relativa a consulenze fatte per il parco eolico di Isola Capo Rizzuto. La Procura sostiene che Giancarlo D'Agni e Mario Lo Po divennero soci della Piloma, della Saigese e della Loda per volere dell'ex vice presidente della Regione, Nicola Adamo, e che furono, secondo l'accusa, i "percettori delle somme di denaro in nome e per conto dello stesso Adamo". L'accordo venne poi suggellato nel corso di un incontro avvenuto il 3 agosto del 2005 presso gli uffici della Regione a Reggio Calabria al quale partecipò Adamo, D'Agni, Baldetti, Mauro Nucaro, Stefano Granella e Giampiero Rossetti. In quella occasione i rappresentanti del gruppo Erg venivano "personalmente rassicurati dall'Adamo - è scritto nella conclusione indagini - in tal modo 'se voi della Erg volete venire a fare degli investimenti in Calabria state tranquilli che avrete un'autostrada senza casellì". Dopo l'incontro Adamo si "adoperava tramite Misiti - è evidenziato nella conclusione indagini - anche nella sua qualità di presidente della conferenza di servizi per il rilascio dell'autorizzazione unica per l'impianto eolico 'Pitagora' ponendo in essere anche nel corso della conferenza di servizi del 16 settembre 2005 tutta l'attività contraria ai doveri d'ufficio". Per le linee guida l'attività contraria ai doveri d'ufficio posta in essere dai "pubblici ufficiali Adamo e Lemma - sostiene la Procura - è consistita nel sostituire l'originaria proposta delle linee guida elaborata dal Dipartimento Ambiente della Regione Calabria con altra recante tutte le modifiche indicate da Baldetti".(ANSA)

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