Locri

Sporting, è stata
tutta una montatura

Ad affermarlo, ieri pomeriggio, intervistato da dal Tg3 regionale, è stato il capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, Luigi D’Alessio.

Sporting, è stata tutta una montatura

Quel che quasi tutti avevano capito quasi subito, è ora praticamente ufficiale. Il “caso” – che ha fatto discutere tutta Italia – delle minacce che, nel dicembre dello scorso anno, sarebbero state indirizzate all’allora presidente dell’Asd Sporting Locri, Ferdinando Armeni, patron della squadra di calcio femminile a 5 che milita in serie A, era in realtà una “montatura”. Quelle presunte minacce, lo ricordiamo, avrebbero spinto Armeni a cedere la società, ora guidata dal nuovo patron Vittorio Zadotti sotto la cui guida la squadra ancora occupa le prime posizioni della classifica. Ad affermarlo, ieri pomeriggio, intervistato da dal Tg3 regionale, è stato il capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, Luigi D’Alessio.

Da tempo si sospettava che le strane “minacce” denunciate dal vertice dell’Asd Sporting Locri fossero poco credibili, e voci ricorrenti provenienti da ambienti della Procura locrese aveva a più riprese suggerito che le indagini avrebbero accertato che «quei pizzini erano stati costruiti in casa» e che la ‘ndrangheta non c’entrasse nulla. Dietro i fantomatici pizzini si nascondeva in realtà una guerra tra correnti per il controllo del club. Ma soltanto ieri la Procura di Locri ha messo la parola fine archiviando il caso perché «manifestamente infondato». Senza tanti giri di parole, infatti, il procuratore D’Alessio ha evidenziato che «il caso sarebbe stato montato proprio da chi ha ricevuto quelle minacce». Il rilievo mediatico – ha sottolineato il procuratore – «è stato dato da chi ha denunciato le minacce prospettandole in un certo modo». Fin dalle prime battute investigative, infatti, erano apparse anomale le metodologie utilizzate per minacciare Armeni e il vertice dello Sporting. Adesso le indagini esperite dal procuratore capo Luigi D’Alessio e dal sostituto Salvatore Cosentino hanno accertato che «quei pizzini erano stati costruiti in casa».

Nonostante quelle pretese “minacce” abbiano tenuto l’intera città di Locri col fiato sospeso e che da ogni parte d’Italia si sia generata spontaneamente una grande catena di solidarietà intorno alla dirigenza dell’Asd Sporting Locri, il procuratore D’Alessio ieri ha anche sottolineato che il “caso” viene chiuso senza colpevoli. Infatti, anche se certamente chi ha concepito l’operazione ha compiuto qualcosa di moralmente sconsolante, la Procura di Locri non avrebbe rilevato niente di penalmente rilevante come potrebbero essere gli estermi del reato di procurato allarme. Ciò perché – ha spiegato il procuratore D’Alessio – «non è possibile che potessero essere effettuate minacce in quel modo e con quelle modalità». In conclusione, ha affermato il procuratore D’Alessio, in casi simili «è meglio chiudere il caso con una buona archiviazione che con un pessimo rinvio a giudizio».

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