Op. Cartaruga

Il contributo di 4
pentiti per incastrare
il clan Rosmini

Indagini vecchio stile poliziesco, tra intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre alle dichiarazioni dei pentiti di ’ndrangheta. Così sono stati incastrati i presunti affiliati alla cosca Rosmini.

francesco rosmini

In rapida successione, a rafforzare la tesi accusatoria del sostituto procuratore della Dda, Stefano Musolino, hanno contribuito i collaboratori di giustizia Roberto Moio, Antonino Lo Giudice, Consolato Villani e Vittorio Fregona. Quattro “gole profonde” che hanno tratteggiato l’organigramma dell’ultima generazione della cosca Rosmini, il clan che detta legge, seppure in condivisione con le famiglie di ’ndrangheta Caridi-Zindato-Borghetto-Serraino, nel “locale” che abbraccia i quartieri San Giorgio Extra, via Pio Xi, Modena e Ciccarello. Per il gip Domenico Santoro, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, si tratta di un contributo particolarmente prezioso: «Tutti esponenti di spicco e di primo piano delle cosche di appartenenza. Costoro nel parlare dei Tegano, o dei loro sottoposti, dei Lo Giudice non parlano di un mondo inventato ma del loro
mondo, del mondo da loro frequentato e frequentato anche ai più alti livelli. Ciascuno dei dichiaranti, per la parte che è consentito conoscere, appare intrinsecamente
armonica, coerente con il contesto di vita che hanno ricostruito e con la personalità emersa, e ne emerge la congruenza, nell’ambito degli interrogatori del Pm, dei quali è possibile allo stato apprezzare solo alcuni stralci, e la logica espositiva».

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