Corigliano

Il padre: «Ergastolo
per l’assassino di Fabiana»

Mario Luzzi chiede giustizia e invoca la massima pena per quel ragazzo che il 24 maggio di tre anni fa, prima accoltellò la sedicenne e poi le diede fuoco quando era ancora viva in contrada Chiubbica di Corigliano. Il ragazzo era stato condannato dal gup a 22 anni, pena scesa a 18 in appello

Il padre: «Ergastolo per l’assassino di Fabiana»

Una lettera aperta che è un impasto di rabbia e di dolore. È la sofferenza di un padre che non si dà pace davanti alla tragedia che ha colpito la sua famiglia. Un padre al quale è stata strappata una figlia. Tre anni dopo Mario Luzzi rivive le scansioni temporali del massacro, un tormento che reclama giustizia. «È orribile sapere che già in Corte d’Appello furono scontati quasi 4 anni al mostro che distrusse la vita di Fabiana e quella della sua famiglia. Non vorremmo mai pensare che in questa ultima fase processuale, ottenga ancora una riduzione della pena». Fabiana è stata assassinata a sedici anni, accoltellata e bruciata quando era ancora viva il 24 maggio 2013. Suo padre invoca il carcere a vita per quel ragazzo nel frattempo diventato maggiorenne. Martedì si celebrerà in Cassazione l’ultimo grado di giudizio. Il gup dei minori gli aveva inflitto 22 anni di reclusione. Pena che, in appello, era poi scesa a 18 anni attraverso il riconoscimento della seminfermità mentale e l’esclusione dell’aggravante della premeditazione».

Quella ferita non si rimargina, continua a sanguinare ripensando a quella barbarie. Il ragazzo è l’assassino di Fabiana Luzzi. Lo aveva già ammesso davanti ai carabinieri. Un carnefice bambino che prima l’ha accoltellata rabbiosamente e poi, dopo quasi due ore, le ha dato fuoco quando era ancora in vita. «Credo che tutti – prosegue il papà di Fabiana – dovrebbero essere concordi nel ritenere che nella vita ci sono cose degne di difesa e che ne esistono altre che dovrebbero essere degne solo di accusa come questo tragico episodio. Non si può dimenticare che infierì 24 coltellate con ferocia inaudita sul povero corpo di Fabiana, nonostante potesse ancora salvarla se solo si fosse mosso a pietà verso una bambina che ancora lo implorava di risparmiarle la vita. Ma purtroppo, come tutti sappiamo, tornò dopo un’ora e mezza armato di liquido infiammabile e compì l’atto più atroce che possa esistere nei confronti di un essere umano con tanta ferocia e malvagità. Alla luce di come si sono svolti i fatti, che sconvolsero le coscienze di un’intera nazione e oltre, com'è possibile che un mostro cosi terribile, possa essere recuperato? Sappiamo che era ancora per pochi mesi minorenne e quindi la Costituzione prevede il recupero e non l’ergastolo. Ma nostra figlia era ancora più giovane di lui quindi dovrebbe avere almeno gli stessi diritti del carnefice. Se quindi va applicata la Costituzione all’assassino deve essere applicata principalmente alla vittima. Se nessuno può diminuire o annullare la pena che Fabiana ha dovuto subire, allora vale la stessa legge per colui che ne ha provocato la distruzione. Quindi è doveroso e giusto da parte dello Stato che anche lui rimanga rinchiuso in carcere per tutto il resto della sua indegna vita. Come può lui ripagare tutto ciò che ha distrutto e tutto il male che ha provocato? Per questo, chiediamo con tutte le nostre forze l’ergastolo!».

È il lamento di un padre che non potrà mai più riabbracciare la sua bambina. “Fine pena mai”, la pretesa di Mario Luzzi nei confronti del ragazzo che ha stravolto la storia della sua famiglia. Chiede giustizia per quella sua figlia che non c’è più. Uccisa dal quel giovane al quale era stato legato. Una storia finita. Ma lui voleva ricominciare e per questo si presentò all’uscita di scuola col suo motorino. Voleva “riprendersi” Fabiana, toccando le corde dei suoi sentimenti per convincerla a riannodare un legame amoroso ormai sfilacciato. Ma il cuore della sedicenne da mesi non pulsava più per lui. Lui era geloso, possessivo. Lei, però, aveva deciso di resistergli, di dirgli di “no”, e lì, in mezzo alla campagna, trovò il coraggio per negargli quell’«ultima possibilità» di tornare insieme. Un gran rifiuto che quel cucciolo di donna pagò con la vita. L’assassino la colpì ripetutamente al torace e all’addome col coltellino che aveva addosso. Ventiquattro coltellate che piegarono la resistenza di Fabiana che s’accasciò sul prato. Lui andò via, tornò a casa a ripulirsi, lasciando la ragazzina in fin di vita, in mezzo alla campagna. Poi, ritornò e cancellò col fuoco la fonte della sua gelosia. Fabiana non avrebbe amato più nessuno.

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