Reggio Calabria

Nuovo processo per la ’ndrangheta trapiantata in Lombardia

Alla sbarra i clan Valle e Lampada. Per nove persone, dal 4 marzo quando inizierà il nuovo giudizio davanti al collegio della prima sezione penale di Milano

TRIBUNALE MILANO

Le ’ndrine di Milano, il gruppo che ruota attorno alle famiglie Valle e Lampada, nuovamente in Appello (sarà la terza volta) dopo l’annullamento (con rinvio) disposto dalla Corte di Cassazione. Per nove persone, dal 4 marzo quando inizierà il nuovo giudizio davanti al collegio della prima sezione penale di Milano, si prospetta la concreta possibilità di usufruire della riduzione delle pene rispetto alle pesanti precedenti decisioni.

Alla sbarra anche quattro persone, originarie di Reggio ma da tempo trapiantate a Milano: Francesco Lampada (classe 1937), Fortunato Valle (classe 1962), Angela Valle (1964), Francesco Lampada (1977). Tutti e quattro, secondo la tesi accusatoria dell’Antimafia milanese, gravati dall'accusa di essere dei riferimenti della ’ndrangheta di Reggio, collegati con le principali cosche di Archi. Con loro sul banco degli imputati Antonio Domenico Spagnuolo (Potenza classe 1957), Maria Teresa Ferreri (Foggia classe 1956), Santo Pellicanò (Pavia classe 1986), Giuliano Roncon (Pavia classe 1977) e Luciano Lampugnani (Milano classe 1955). Tutti e cinque, seppure con diversi profili di responsabilità, ritenuti «contigui» alla ’ndrangheta calabrese che scorrazza nel capoluogo lombardo e nell’immediato hinterland.

Il processo alle famiglie “Valle” e “Lampada”, i reggini (legati da un rapporto di parentela) che rispettivamente hanno fatto fortuna a Milano mettendo sotto scacco tanti piccoli imprenditori che operavano nel settore dell'edilizia e monopolizzando la gestione delle slot machine e dei video poker nei bar milanese, stenta ad oggi a trovare una verità dopo che i Giudici supremi avevano reso definitiva il delitto di associazione mafiosa ma avevano contestualmente azzerato l’aggravante dell’articolo 7 - «aver agevolato le organizzazioni mafiose» - nei confronti di tutti gli imputati «limitatamente ai reati commessi prima del primo novembre 2008». Una decisione che di conseguenza impone alla Corte d’Appello di Milano di rideterminare le pene.

I giudici supremi hanno annullato (con rinvio) l’accusa di associazione mafiosa nei confronti di Maria Valle. Ed ancora: annullata (con rinvio) la confisca di un immobile a Reggio nei confronti di Francesco Valle e delle somme di denaro nei confronti di Luciano Lampugnani.

Alla vigilia del nuovo giudizio commenta l’avvocato Gianpaolo Catanzariti del Foro di Reggio, la cui tesi è stata accolta dai Giudici supremi: «Il giudice di legittimità ha stigmatizzato l’omessa valutazione, da parte del giudice di rinvio, dell'effettivo verificarsi dell'effetto estintivo del reato per l’avvenuta prescrizione rispetto ai fatti che, comunque, erano da ritenersi consumati in epoca antecedente al manifestarsi del sodalizio con la connotazione di tipo mafioso. Ed infatti, oltre al reato di usura consumato in epoca antecedente e su cui la Corte di Appello milanese è stata costretta a riconoscere la prescrizione, secondo la Suprema Corte, al di là del dato formale di unica contestazione di diversi episodi di intestazione fittizia, ancora una volta il giudice di merito dovrà calarsi nel fatto ed estrapolare dalla pena da irrogare quel segmento relativo ad episodi già prescritti alla data della prima pronunzia di annullamento (ottobre 2014) da parte della Corte di Cassazione».

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