Catanzaro

Arpacal, Scalzo
rinviato a giudizio

L’inchiesta sulle assunzioni “sospette”: venerdì 4 marzo il processo al consigliere regionale. Irregolare per l’accusa la stabilizzazione dei precari provenienti dal ministero dell’Ambiente

Arpacal, Scalzo  rinviato a giudizio

Il giudice per le udienze preliminari di Catanzaro, Pietro Carè (assistito dal cancelliere Paola Mondello), ha rinviato a giudizio per l’ipotesi di abuso d’ufficio in concorso il consigliere regionale del Pd Antonio Scalzo, difeso dall’avvocato Francesco Gambardella. Il processo nei confronti dell’ex presidente del Consiglio regionale inizierà il prossimo 4 marzo.

L’inchiesta fa riferimento a fatti risalenti ad alcuni anni fa, fra il 2008 ed il 2010, a partire da un protocollo d’intesa tra la Regione e l’Arpacal in base al quale si è dato il via alla stabilizzazione presso l’Agenzia regionale di 8 lavoratori con contratto a tempo determinato assunti dal Ministero dell’Ambiente e quindi assegnati all’assessorato Politiche ambientali della Regione. Snodo cruciale dell’indagine è un protocollo d’intesa tra Regione e Arpacal in base al quale si è dato il via alla stabilizzazione presso l’Agenzia regionale di otto lavoratori con contratto a tempo determinato assunti dal Ministero dell’Ambiente e quindi assegnati all’assessorato Politiche ambientali della Regione. Un’operazione che, secondo la Procura catanzarese, avrebbe violato le norme in materia di stabilizzazione di lavoratori precari della Pubblica amministrazione: se è vero infatti che il personale della “task force” stabilizzata non avrebbe mai precedentemente prestato servizio all’Arpacal, non sarebbe stato rispettato il principio secondo cui la stabilizzazione «può avvenire per esigenze permanenti dell’amministrazione stabilizzante con vacanze di organico per posizioni non dirigenziali da ricoprire da parte di lavoratori già impiegati nello stesso ente per almeno tre anni e in possesso dello specifico titolo di studio per il quale vi è la vacanza».

Problemi sarebbero stati rilevati dagli inquirenti anche sui titoli: tre degli stabilizzati non sarebbero stati in possesso della qualifica professionale necessaria. Ma non è ancora tutto: il personale, secondo la Procura, nonostante l’assunzione “sospetta” all’Arpacal avrebbe comunque continuato a svolgere la propria attività lavorativa alla Regione. E ciò, secondo l’accusa, in contrasto con le previsioni alla base del protocollo d’intesa nel quale si sottolineava «la reale difficoltà a garantire lo svolgimento dei compiti e delle funzioni del dipartimento regionale Ambiente in merito alle proprie attività istituzionali senza l’ausilio e l’esperienza delle otto unità di personale in questione». In un caso si sarebbe autorizzata una di queste unità a proseguire la propria attività alla delegazione romana della Regione, «nonostante la stessa fosse stata – è la teoria dell’accusa – illegittimamente ed illecitamente stabilizzata per “urgentissime ed improrogabili attività istituzionali proprie del dipartimento Ambiente”». Stessa cosa per un altro dipendente comandato su sua richiesta prima al dipartimento Infrastrutture e Lavori pubblici e poi rientrato al dipartimento provinciale cosentino dell’Arpacal; il terzo e ultimo caso concerne il trasferimento per mobilità di un dipendente al Comune di Reggio, stabilizzato anch’egli «per urgentissime ed improrogabili attività istituzionali del dipartimento Ambiente».(gi.me.)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi