Reggio Calabria

«’Ndrangheta colpita, lo Stato in Calabria c’è»

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha presieduto ieri a Reggio la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza. Sollecitazione ad amministratori e società civile: necessaria una maggiore collaborazione

«’Ndrangheta colpita, lo Stato in Calabria c’è»

È una ’ndrangheta sempre più in difficoltà, costretta ad arretrare davanti all’avanzato di uno Stato che - anche in Calabria - ha dispiegato intelligenze investigative, uomini sulle strade per consentire controlli sempre più capillari, colpito duramente le cosche con sequestri di carichi sempre più ingenti di stupefacenti (uno dei pilastri dell’economia fuorilegge delle ’ndrine) e confische di autentici tesori.

Ecco, dietro la recente impennata delle intimidazioni - che hanno visto finire nel mirino tanto esponenti delle istituzioni quanto operatori economici - non c’è una ’ndrangheta tracotante bensì una ’ndrangheta ferita, indebolita, colpita blitz dopo blitz. Parola di Angelino Alfano, ministro dell’Interno, che ieri è arrivato a Reggio per guidare in Prefettura la Conferenza regionale calabrese delle Autorità di pubblica sicurezza alla quale hanno preso parte, tra gli altri, anche il capo della Polizia Alessandro Pansa, i comandanti generali dei Carabinieri generale Tullio Del Sette e della Guardia di finanza generale Saverio Capolupo. A fare gli onori di casa il prefetto di Reggio Claudio Sammartino che ha avuto accanto a sè tutti i colleghi degli altri capoluoghi calabresi, i vertici delle forze dell’ordine oltre che di Reggio anche di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo, i massimi esponenti degli uffici giudiziari dei distretti di Catanzaro e Reggio. Un confronto a più voci, andato avanti per oltre due ore e mezza, servito per fare il punto sulla situazione dopo che l’impennata degli atti intimidatori, in diverse aree della regione, ha destato grande allarme.

«Lo Stato in Calabria c’è, è forte, non arretra ma anzi avanza - ha spiegato il ministro dell’Interno ricordando, cifre alla mano, non solo i risultati ottenuti ma anche gli sforzi profusi -. In questa regione oggi c'è un dispositivo di 10.800 uomini, con un incremento significativo - da quando è stato il dato il via all’operazione Focus ’ndrangheta - sia sul fronte delle attività di investigazione che di controllo del territorio».

Alfano ha voluto poi sottolineare con particolare energia come in Calabria «la “squadra Stato” abbia dato una chiara dimostrazione di straordinaria unità e di eccellente collaborazione». Poi un impegno chiaro, senza se e senza ma, circa le priorità dell’azione dello Stato in Calabria: mantenimento della pressione sul territorio, monitoraggio degli appalti pubblici e delle attività delle pubbliche amministrazioni, rafforzamento delle piante organiche degli uffici giudiziari, specie di quelli più esposti nella trincea della lotta alla ’ndrangheta. Nel contempo anche l’annuncio che «questo modello sperimentato oggi verrà esportato in tutte le altre realtà della Calabria. Quella di oggi a Reggio - ha aggiunto Alfano - va considerata come la prima di una serie di tappe, perchè tutte le realtà di questa regione hanno bisogno di sentire che lo Stato è ben presente».

Ma non c’è stato solo spazio per gli impegni. Alfano, infatti, ha anche chiesto «agli amministratori locali ed alla società civile un diverso protagonismo. C’è bisogno della collaborazione di tutti - ha concluso il ministro dell’Interno -. Le porte delle prefetture sono aperte, giorno e notte. Nessuno, dico nessuno, rimarrà fuori a bussare invano».

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