Catanzaro

Discarica di Alli, la Regione parte civile?

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 Le difese degli imputati anticipano varie questioni preliminari, anche di competenza territoriale.


Dopo vari rinvii dovuti a difetti di notifica, si è tenuta oggi davanti al Tribunale Collegiale di Catanzaro, presieduto dalla Dottoressa Tiziana Macrì, la prima Udienza (effettiva) del processo a carico di Gavioli Stefano e altre 14 persone coinvolte nell'inchiesta della Procura della Repubblica  denominata "Pecunia non olet", su presunti gravi illeciti in materia fiscale e ambientale connessi alla gestione dell'impianto di smaltimento rifiuti di Alli, nel catanzarese.

Gravissime le accuse contestate a vario titolo, oltre ai reati fiscali (per svariati milioni di euro) e ambientali: si va dall'associazione per delinquere, al peculato, al falso e alla truffa.

Tra gli imputati compaiono imprenditori, professionisti, ex Commissari e funzionari dell'Ufficio per l'emergenza ambientale in Calabria e l'assessore all'Ambiente della Regione Calabria dell'epoca, coinvolto nella vicenda nella sua qualità di ex sub-commissario dell'Ufficio nel 2010/2011.

Dopo le costituzioni di parte civile formalizzate in Udienza preliminare dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell'Ambiente, dalla Provincia di Catanzaro, dal Comune di Catanzaro, dal Comune di Simeri Crichi, dal W.W.F. e da LEGAMBIENTE, in data odierna hanno chiesto di costituirsi parte civile anche la Regione Calabria e altre tre associazioni ambientaliste.

I difensori degli imputati - tra i quali gli avvocati Vincenzo Ioppoli, Giuseppe Fonte, Francesco Iacopino, Aldo Casalinuovo, Aldo Truncè, Antonio Ludovico, Stefania Mantella - hanno chiesto termine per esaminare i nuovi atti di costituzione con i corposi documenti allegati, anticipando varie questioni preliminari.

Il Tribunale, preso atto delle istanze difensive, ha rinviato per il prosieguo all'Udienza del 5 aprile, che verrà interamente dedicata a questo processo.

Entra nel vivo, dunque, l'accertamento dei fatti inerenti una delle inchieste ambientali più delicate e importanti del panorama regionale (e non solo), che è venuta alla luce in tre diverse tranches, la prima delle quali risale all'agosto del 2011 quando la Guardia di finanza sequestrò beni per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro, la seconda al 14 ottobre seguente, quando i Carabinieri del NOE hanno sequestrato la discarica di rifiuti di Alli, e la terza al 17 novembre, quando un provvedimento cautelare fu eseguito a carico di sette persone - tutte della società "Enertech", che gestiva la discarica di Alli fino a pochi giorni prima -, due delle quali finite in carcere, tre ai domiciliari, due sottoposte all'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

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