Ticket? Non si paga in tre ospedali

La Corte dei Conti condanna gli ex vertici dell’Azienda sanitaria. Su oltre 400mila accessi al pronto soccorso ben 87mila non sono stati saldati

Ticket? Non si paga in tre ospedali

Pagare il ticket al pronto soccorso, per anni, sarebbe stato un optional negli ospedali di Lamezia Terme, Soverato e Soveria Mannelli, se è vero che «a partire da un totale complessivo di oltre 400mila accessi, su circa 87mila posizioni non sarebbe stata versata la corrispondente quota, pur ricorrendone i presupposti». Il dato è riportato nella sentenza che ritiene responsabili di danno erariale tre ex manager dell’Asp di Catanzaro, da cui dipendono gli ospedali “incriminati”.

Secondo la Corte dei Conti Romolo Francesco Rombolà (nella qualità di direttore amministrativo dell’ospedale di Lamezia Terme), Pietro Morabito (prima commissario straordinario e poi dg dell'Asp) e Gerardo Mancuso (anch’egli nelle vesti ex commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale) dovranno risarcire rispettivamente 959mila, 485mila e 881mila euro. Le somme sono state ridotte della metà rispetto alla richiesta «in ragione della assoluta approssimazione del quadro amministrativo generale, discendente dalla mancata adozione di linee di indirizzo regionali e dal mancato esercizio del potere di controllo da parte dell’Amministrazione regionale, cui compete per legge, stante anche la riferibilità dei bilanci delle Aziende sanitarie a quello regionale». Assolti invece un altro dirigente di due presidi ospedalieri e un terzo ex commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro: a loro carico la Corte dei Conti non ha ritienuto sussistenti i presupposti del danno erariale.

La sentenza fa seguito agli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza nell’arco temporale fra il 2008 e il 2012. Secondo l’accusa, l’omessa riscossione sarebbe stata frutto dell’«assoluta disorganizzazione degli uffici» e del «mancato coordinamento tra la direzione amministrativa dei presidi ospedalieri e l’ufficio e/o sportello dell’unità di accesso al pronto soccorso». A loro volta, commissari e dirigente amministrativo non avrebbero «effettuato alcun controllo sui dirigenti sottoposti» nè «posto in essere tutte quelle attività tese, da un lato, ad avere cognizione degli scarni introiti del ticket e, dall’altro, addivenire al recupero delle somme dovute». Tesi che alla fine, almeno per quanto riguarda le asserite responsabilità dei tre condannati, hanno convinto il collegio giudicante. Che si esprime in questi termini: «L’Asp di Catanzaro ha elaborato, sotto la direzione di Mancuso, delle linee guida per l’accesso al pronto soccorso che, tuttavia, non riguardano in nessun punto le modalità di riscossione del ticket, a differenza di numerose altre adottate sul territorio nazionale. Tale circostanza consente tuttavia di poter ritenere acquisito che, fino al momento dell’avvio delle indagini della Guardia di Finanza, prodromiche al presente giudizio, la riscossione dei ticket sanitari, almeno per quanto riguarda l’Asp di Catanzaro, sia stata oggetto di una generale disattenzione colposa da parte della Regione e degli organi di governance aziendali». Il ticket? Un optional, appunto.

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