Calabria

Il Piano Salute
fa tremare la Calabria

Nelle bozze, al momento non confermate dal ministero, due le opzioni: taglio di 30 mila posti letto con la chiusura di 216 ospedali con meno di 120 posti letto, di cui ben 25 in Calabria oppure 18 mila posti letto e la chiusura degli ospedali con meno di 80 posti letto.

Il Piano Salute 
fa tremare la Calabria

Dopo lo spread ora è la spending review il termine entrato nel linguaggio comune e con cui gli italiani devono fare i conti. La revisione della spesa, o meglio i tagli, resi necessari per fronteggiare la crisi si stanno concretizzando dopo la soppressione dei tribunali anche con una nuova stretta sul fronte sanità. E qui per la Calabria le prospettive sono sicuramente più drammatiche perché il Piano della salute, come è stato definito il pacchetto di misure al varo del governo, si va ad assommare al Piano di rientro che ha già imposto enormi sacrifici ai calabresi a cominciare dal ticket per finire alla riorganizzazione della rete ospedaliera e dei servizi sanitari e che finora ha inevitabilmente prodotto disagi e disfunzioni. Nelle bozze, al momento non confermate dal ministero, due le opzioni: taglio di  30 mila posti letto con la chiusura di  216 ospedali con meno di 120 posti letto, di cui ben 25 in Calabria oppure 18 mila posti letto e la chiusura degli ospedali con meno di 80 posti letto.  Al di la del balletto dei numeri che in queste ore compare sulle agenzie, l’interrogativo è: quali altri strutture ospedaliere sono a rischio in Calabria visto che il piano di rientro ne ha già eliminate o riconvertite 18? Quali altri presidi cadranno sotto la scure della spending review? Ora se è necessario fare “pulizia” passateci il termine dei guasti che hanno portato alla crisi attuali: sprechi, disfunzioni, clientelismo, lobbie, malaffare e quant’altro ha costellato il sistema italia e la sanità, per restare in argomento, è altrettanto vero che non si può stravolgere la rete dei servizi  utilizzando l’accetta e non il bisturi come è necessario considerato che parliamo di tutela della salute. L’intervento va fatto,  ma là dove sono realmente i bubboni malati, vanno riviste le consulenze che assorbono milioni e milioni di euro nonostante la pubblica amministrazione disponga di un esercito di dirigenti superpagati, e questo vale per tutti i settori. Vanno bene le gare centralizzate per le forniture, vanno bene i controlli sui ricoveri impropri, ma tagliare esageratamente e solo sui servizi rischia di penalizzare il diritto alla salute. Non vorremmo che la spending review venga usata ancora una volta come una clave solo sulle fasce deboli, lasciando inviolati i santuari del potere, dei privilegi e delle caste, vero male del sistema italiano.

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