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Assoluzione Genchi e De Magistris,
ecco le motivazioni

Niente dolo intenzionale e nessuna prova della consapevolezza che quei tabulati appartenevano a esponenti politici. Per questo l'ex pm di Catanzaro, oggi sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e il consulente informatico Gioacchino Genchi sono stati assolti dall'accusa di abuso d'ufficio per l'acquisizione di tabulati telefonici di otto politici nell'ambito dell'inchiesta Why not.

Assoluzione Genchi e De Magistris,  ecco le motivazioni

Nessuna prova di una consapevolezza che l'acquisizione di tabulati telefonici era relativa ad esponenti politici (per i quali è necessaria l'autorizzazione delle Camere di appartenenza), e nessun dolo intenzionale, ossia il proposito di "arrecare un ingiusto danno ai titolari delle utenze". Sono le motivazioni che hanno determinato le assoluzioni di Luigi De Magistris e del consulente informatico Gioacchino Genchi dall'accusa di abuso d'ufficio in relazione alla vicenda dell'acquisizione di tabulati telefoni di otto politici nel periodo in cui l'attuale sindaco di Napoli era pm a Catanzaro e titolare dell'inchiesta denominata Why Not.

Le motivazioni sono contenute in un provvedimento di 112 pagine che la terza corte di appello di Roma ha depositato dopo l'assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, dei due imputati pronunciata il 21 ottobre scorso. L'accusa di abuso d'ufficio faceva riferimento all'acquisizione di tabulati telefonici, nel 2007, dell'allora presidente del consiglio Romano Prodi, nonché di Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Antonio Gentile, Sandro Gozi, Giuseppe Pisanu e Giancarlo Pittelli. In primo grado De Magistris e Genchi erano stati condannati ad un anno e 3 mesi di reclusione. Nelle motivazioni la corte evidenzia, con riferimento a Genchi, le potenzialità legate alla creazione di una "'privata' banca dati contenenti dati personali acquisiti nel corso degli anni quale consulente di varie autorità giudiziarie", ma nel caso in questione il reciproco interesse degli imputati "salvo prova contraria, non era quello di arrecare un ingiusto danno ai titolari, certi o incerti, di utenze cellulari, bensì quello di fare indagini 'alla grande'".

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