Il profilo

Gratteri, magistrato contro 'ndrangheta e droga

Gratteri,magistrato contro 'ndrangheta e droga

E' considerato un magistrato "scomodo" per quel suo modo di fare schietto, il suo parlare sempre senza peli sulla lingua e giri di parole e per non essere vicino ad alcuna corrente della magistratura. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, di certo è uno dei massimi esperti di 'ndrangheta, che combatte quotidianamente sin dagli anni '80 - tanto da vivere sotto scorta dal 1989 - e diventando uno dei pilastri della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nella lotta alle cosche. Innumerevoli le operazioni coordinate e portate a termine contro le 'ndrine. Esperto assoluto del narcotraffico e dei legami dei mafiosi calabresi con i più potenti cartelli sudamericani, Gratteri ha dedicato molto del suo tempo a combattere l'"area grigia" che prospera attorno alla 'ndrangheta contribuendo a renderla ancora più potente di quanto già non sia; quell'insieme di "colletti bianchi" della politica, della massoneria, dell'imprenditoria, con i quali i boss fanno affari milionari. Inchieste che hanno messo Gratteri nel mirino delle cosche. Nel 2005 fu ritrovato un arsenale con esplosivo plastico, lanciarazzi e kalashnikov che secondo alcuni pentiti sarebbe dovuto servire per compiere un attentato ai suoi danni. Progetti di attentati e intimidazioni non ne hanno mai frenato l'attività. Così come - compatibilmente con i limiti che gli impone la sicurezza - non ha cambiato le sue abitudini, come quella di vivere nella casa di famiglia a Gerace. Ma Gratteri la conoscenze acquisite in anni di inchieste non le ha volute tenere per sé. Insieme al giornalista Antonio Nicaso ha scritto una decina di libri per fare conoscere al di fuori dei confini calabresi cosa sia realmente la 'ndrangheta, un'organizzazione criminale che opera in tutti i continenti con una struttura verticistica il cui cervello sta a Reggio Calabria - come confermato dall'inchiesta Crimine-Infinito condotta insieme alla Dda di Milano che portò in carcere 300 persone tra capi e gregari - e con un giro d'affari pari a quello di un piccolo Stato. Un'opera di conoscenza che Gratteri ha esteso alle scuole dove si reca, in ogni parte d'Italia, per incontrare gli studenti e parlare loro di legalità. Gratteri è stato anche in predicato di diventare ministro alla Giustizia del Governo di Matteo Renzi il quale, non avendolo poi nominato, gli ha affidato il delicato compito di guidare la Commissione incaricata della revisione della normativa antimafia. Adesso è candidato all'incarico di capo nelle Procura di Catanzaro o di Milano. Ed anche per il capoluogo lombardo, pur non essendo considerato vicino alle correnti delle toghe, è uno dei candidati con più chance.

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