Parco Romani

“Cade”il sequestro, i
pc tornano agli indagati

La decisione del Tdl sui ricorsi scaturiti dalle perquisizioni apre la strada alla contromossa della difesa: «Il materiale non è utilizzabile». Già fissati per lunedì accertamenti tecnici sui computer, ma ora l’iniziativa della Procura rischia di saltare.

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Nuovo atto della telenovela Parco Romani. Con il deposito delle motivazioni avvenuto ieri, diventa di più facile lettura la pronuncia del Tribunale del Riesame sui sequestri effettuati alcuni mesi a carico di otto indagati: i ricorsi della difesa sono sì inammissibili, ma per un vizio di fondo attribuibile alla Procura della Repubblica. Scrivono, infatti, i giudici del Riesame che «desumendosi chiaramente l’assenza nel decreto di perquisizione e sequestro di precise indicazioni sull’oggetto della misura e ravvisandosi solo un implicito richiamo al corpo del reato», tale «indeterminatezza» rimetteva «alla discrezionalità della polizia giudiziaria l’individuazione dei beni come corpo o pertinenza del reato»; da ciò, secondo il Tdl, «è discesa la necessità» che il sequestro dei beni individuati, nello specifico computer, pendrive, i-pad e documentazione cartacea, «fosse assoggettato alla convalida del pm» avverso il cui decreto, in questo caso, «sarebbe stato sì ammissibile il riesame».

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