La Mafia di Ariola

Traffici di droga
estorsioni e omicidi

Assestato un altro duro colpo dalla Distrettuale di Catanzaro alla cosca capeggiata dai fratelli Emanuele di Gerocarne. Importante il supporto di alcuni collaboratori di giustizia nella ricostruzione del gruppo criminale.

ariola

Le indagini serrate degli ultimi tempi, nate dalla stretta collaborazione tra la Procura generale di Catanzaro e la Dda, potrebbero avere impresso una svolta. In questo contesto il “gancio” che lega a doppio filo i due uffici è rappresentato dal sostituto procuratore generale Marisa Manzini, per anni alla Dda a seguire le inchieste più scottanti sulla ‘ndrangheta del vibonese, poi passato alla Procura generale. Da poco più di un anno il magistrato (operando in regime di applicazione) è tornato ad
occuparsi, fra le altre cose, della mafia delle pre Serre vibonesi.

E proprio nel momento in cui nelle pre Serre Vibonesi si aprono nuovi scenari di guerra – anche se gli omicidi di Nicola Rimedio, Antonino Zupo e Domenico Ciconte sono delitti ancora tutti da decifrare – si fanno avanti altre inchieste che stringono il cerchio attorno al gruppo egemone della mafia di Ariola, quello che fa capo a Bruno Emanuele, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme al fratello Gaetano, peraltro già detenuti. Gli stessi provvedimenti sono stati notificati in carcere anche a Franco Idà, 47 anni di Gerocarne; a Vincenzo Bartone (44) di Sorianello; ad Angelo Maiolo (28) di Acquaro; Pasquale De Masi (31) di Gerocarne e Piero Sabatino (30) di Gerocarne. Per quanto concerne Domenico Monardo, invece, gli agenti della Mobile di Catanzaro si sono presentati nell’aula delle udienze del Tribunale di Vibo dove lo stesso si trovava dietro le sbarre per assistere ad un processo nel quale lo vede coinvolto per reati di usura. Gli ordini di custodia cautelare hanno, inoltre, interessato Damiano Zaffino, 27 anni di Soriano e Giuseppe De Masi, 30 anni, di Sorianello. Entrambi sono stati svegliati nel cuore della notte dalla Polizia e dopo le formalità di rito sono stati portati nel carcere di località Castellucci a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta accende i riflettori in particolare sull’e s i s t e nza di un’associazione finalizzata soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti, i cui canali di approvvigionamento erano stati aperti in passato quando a capo dell’o r g a n i z z azione criminale c’erano i fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo, massacrati a colpi di fucile caricati a pallettoni il 22 aprile del 2002.

I dettagli a pagina 43 del nostro giornale ed. Catanzaro

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