OP. Medusa

Giampà parla e accusa
tutti i Notarianni

Ecco le prime dichiarazioni di Giuseppe il “Presidente”, figlio del boss, diventato collaboratore di giustizia e custodito in una località segreta. «La bomba all’Agenzia delle Entrate un forte segnale contro lo Stato che ha condannato Aldo per omicidio».

giampà giuseppe

Giampà ha deciso di parlare ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, l’ha fatto dopo essere stato arrestato a fine giugno con 36 persone del suo
clan, incluse sua madre, le sorelle e sua moglie, anche lei diventata collaboratore di giustizia. Il “Presidente” oltre a soffermarsi sul perché «la cosca deve avere il massimo controllo nel campo delle estorsioni e in misura minore in quello della droga», riferisce sugli ultimi atti intimidatori nei confronti dei pentiti come Torcasio, Cosentino, Cappello e Notarianni. Ai magistrati il padrino ah riferito: «Con certezza i danneggiamenti nei confronti di Cappello e della casa della moglie di Giuliano Caruso
sono stati eseguiti da Claudio Paola su mio mandato». Così ai magistrati sta delineando il quadro associativo dell’organizzazione che dirigeva con lo zio Pasquale Giampà
detto “Millelire”, Vincenzo Bonaddio cognato del “Professore” e chiamato “Cacà”, Aldo Notarianni detto “Piluosci” e Rosario Cappello cioè “chillu da montagna”. Si tratta della cupola dei Giampà ormai azzerata dalla Dda.
Uno scenario delineato in precedenza dal primo pentito eccellente del clan, Angelo Torcasio detto “Porchetta”. Il figlio del boss ha raccontato della controffensiva del clan
contro i collaboratori: sette attentati in pochi mesi. Per quanto riguarda le bombe nei locali di Battista Cosentino e Angelo Torcasio, Giampà «suppone che siano stati appartenenti alla famiglia Notarianni». Giuseppe Giampà riferisce ai magistrati che «con Alessandro Torcasio, noto come “Cavallo”, al momento del suo ingresso nel carcere di Siano s’intrattenne con lui per discutere dei vari danneggiamenti che c’erano stati come quello all’agenzia Equitalia», in Via Musolino. Secondo il figlio del boss «all’Equitalia (all’Agenzia delle Entrate il 18 giugno scorso, ndr) la bomba era stata messa dai Notarianni come ritorsione nei confronti della Stato all’indomani della condanna
di Aldo Notarianni e Domenico Giampà per l’omicidio di Roberto Amendola». Quindi Torcasio di conseguenza «riteneva che anche gli altri danneggiamenti fossero stati effettuati dai Notarianni».

Altri dettagli a pagina 35 del giornale

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