Centrale

Mercure, preoccupazione
dei sindacati

"L'Enel ha comunicato che, terminata la fase di messa in sicurezza dell'impianto del Mercure, intende procedere alla sospensione dei lavori fino a quando non arriverà l'autorizzazione definitiva dalla nuova conferenza dei servizi che la Regione ha convocato per il 10 settembre".

Mercure, preoccupazione
dei sindacati

"L'Enel ha comunicato che, terminata la fase di messa in sicurezza dell'impianto del Mercure, intende procedere alla sospensione dei lavori fino a quando non arriverà l'autorizzazione definitiva dalla nuova conferenza dei servizi che la Regione ha convocato per il 10 settembre". E' quanto si afferma in una nota delle sgreterie regionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl - Uilcem - Uil e delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil. 

"Questa decisione, seppur comprensibile - prosegue la nota - vista la situazione attuale, di fatto mette fuori gioco diverse decine di lavoratori impegnate nei lavori di appalto, mentre quelli diretti verranno trasferiti in altre sedi Enel, col risultato che anche la ricaduta sul territorio, già sofferente per la crisi attuale, subirà un forte freno verso lo sviluppo. Tra i lavoratori, diretti ed indiretti, si insinua sempre più la convinzione che presto saranno, anche loro, nelle condizioni dei minatori del Sulcis o dell'Ilva di Taranto e la loro rabbia diventa ancora più forte quando si rendono conto che il loro lavoro è messo in pericolo da astuti imbonitori, che vogliono passare per ambientalisti e dalla burocrazia che con la sua lentezza rischia di rendere inutili i tentativi di riparare ad un vizio di forma che nulla ha a che fare con l'ambiente. E' risaputo, infatti, che si è reso necessario riconvocare la Conferenza dei servizi non per un danno ambientale nascosto da chissà chi, ma per un vizio di forma nella sua costituzione originaria. D'altra parte sappiamo bene e con noi lo sanno anche i lavoratori ed i cittadini della valle del Mercure, che una piccola Centrale a biomasse, che brucia solo ed esclusivamente legno vergine del sottobosco, non produce alcun danno ambientale". 

"Sappiamo bene che il termine di legge previsto per il parere definitivo - prosegue la nota - è di sessanta giorni, ma a tutti vogliamo ricordare che ogni giorno che passa, sarà un giorno in cui un paio di centinaia di persone non possono lavorare e quindi non possono portare a casa il sospirato frutto del loro dignitoso lavoro. Restiamo fiduciosi e vigili affinché non si ripetano i terribili, malefici ritardi che avvennero già in fase della prima autorizzazione".

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