Janis Joplin: un mito

Regina del blues

La musica era l'unica arma che Janis aveva per cercare di sconfiggere un mal di vivere che la braccava senza sosta e la costringeva a cercare, con autodistruttiva testardaggine, il momentaneo  sollievo della trasgressione

Regina del blues

Un'esistenza breve, ma non tanto da impedirle di divenire un'icona del rock. Janis Joplin morì il 4 ottobre del 1970 a soli 27 anni, poche settimane dopo la prematura scomparsa di Jimi Hendrix. Quella ragazza sovrappeso, col viso devastato dall'acne, cantava il blues con la stessa intensità di Bessie Smith, come se anche la sua pelle fosse nera. La musica era l'unica arma che Janis aveva per cercare di sconfiggere un mal di vivere che la braccava senza sosta e la costringeva a cercare, con autodistruttiva testardaggine, il momentaneo refrigerio della trasgressione.
Il corpo senza vita di Janis Joplin fu trovato in una stanza del Landmark Hotel a Hollywood. Il medico legale attribuì la morte a un'accidentale overdose di eroina. Myra Friedman, amica e poi biografa della cantante, ritenne che in fondo Janis covasse da tempo, sebbene inconsciamente, il desiderio di farla finita e l'avesse poi tragicamente messo in pratica iniettandosi la dose fatale. Janis Joplin nacque a Port Arthur, una cittadina petrolifera nel Texas quasi al confine con la Louisiana, il 19 gennaio del 1943. Le sue difficoltà personali e la sua infelicità dipesero in parte anche dalla incapacità di adattarsi alle aspettative di una comunità estremamente conservatrice.
Di famiglia borghese, Janis già da bambina mostrava i segni inconfondibili della donna anticonvenzionale che sarebbe diventata. All'età di 17 anni, Janis decise che avrebbe intrapreso la carriera di cantante. Le sue influenze musicali derivavano soprattutto dal folk e dal blues, e i cantanti che lei ammirava e che influenzarono il suo stile erano, oltre a Bessie Smith, Odetta e Leadbelly. 
In Texas, nella meno retrograda Austin, cominciò a collaborare con una band, Waller Creek Boys, che suonava una sorta di energico rock-blues. Un altro importante sodalizio fu quello con Jorma Kaukonen, chitarrista-compositore di genio e futuro componente dei Jefferson Airplane. Ma la vera svolta, esistenziale e artistica, arrivò per Janis  dal piacevole impatto con la realtà californiana. Un senso di libertà, che si accompagnava all'ingenua convinzione della possibilità di un rapido sovvertimento delle regole sociali a vantaggio di una concezione meno materialistica dell'esistenza, rendeva San Francisco affascinante e piena di prospettive agli occhi della insoddisfatta ragazza texana. Quando Janis si stabilì definitivamente a San Francisco era il 1966, un anno prima della cosiddetta “estate dell'amore”.
La nascente scena musicale traeva naturale ispirazione dall'ideologia hippie. La “Bay Area” rappresentava allora quasi una mecca per migliaia di persone in cerca di identità. Ma forse, più verosimilmente, quei giovani, che volevano sfuggire alla cappa soffocante del conformismo, ambivano semplicemente ad essere accettati. 
L'esibizione dei Big Brother al festival di Monterey, nel 1967, fu incendiaria soprattutto perché trainata dalla vestale bianca del blues che sul palco s'impose all'attenzione generale con un'incredibile versione di “Ball and Chain”, un brano di Big Mama Thornton. E il mondo ne prese nota.
Gli echi della trionfale apparizione a Monterey fruttarono alla band un contratto discografico con la Mainstream. Janis incise così il suo primo disco con i Big Brother, che conteneva canzoni indimenticabili come “Down On Me”, “Bye Bye Baby” e “All Is Loneliness”. 
La fama del gruppo, a poco a poco, varcò i confini californiani e s'impose su scala nazionale. Ma era soprattutto Janis che durante le strepitose esibizioni live scatenava l'entusiasmo di fans e critici. Nel 1968 uscì “Cheap Thrills”, che divenne subito disco d'oro. C'erano canzoni che avrebbero fatto la storia del rock: “Piece Of My Heart”,”Summertime”, “I Need A Man To Love” e “Ball and Chain”. Intanto la droga aveva cominciato a incombere sempre di più nella vita di Janis, condizionando non solo le relazioni personali ma anche lo stesso modo di fare musica. Ormai i tempi erano maturi per una carriera da solista. Conclusa l'esperienza con i Big Brother, Janis formò un nuovo gruppo, The Kozmic Blues Band, e incise per la Columbia un album dal titolo lunghissimo: “Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama”. I critici lo considerarono un passo indietro rispetto al disco precedente, forse perché il soul-rock dei Kozmic non si attagliava pienamente alle straordinarie qualità vocali di Janis.
Tuttavia un brano come Try (Just A Little Bit Harder) dimostrava tutta la pienezza espressiva della ragazza texana. Il disco fu accolto bene negli States, anche se non fu trainato da un singolo di successo, e stazionò per 28 settimane nella classifica degli album più venduti. 
La lunga tournée, negli Usa e in Europa, che seguì l'uscita del disco, fu accolta con grande entusiasmo dal pubblico. Sul palco Janis, quasi completamente ubriaca, non si risparmiava e le sue esibizioni finivano spesso con l'intervento della polizia, quando la cruda irriverenza del linguaggio suscitava l'irritata reazione dei benpensanti dell'epoca. Janis ora si accompagna a un nuovo gruppo, la Full Tilt Boogie Band, e nell'estate del 1970 cominciò le sessioni di registrazione dell'album “Pearl”, che prendeva il titolo dal soprannome col quale lei veniva chiamata dagli amici più intimi. Fu un periodo di grande energia ma nello stesso tempo di grande confusione. 
Famelica, come in tutte sue manifestazioni, Janis andò a letto con un sacco di uomini ed ebbe anche un'avventura con una donna. Nell'agosto del 1970 si legò in maniera stabile a un uomo, Seth Morgan, e sembrava addirittura che l'amore dovesse sfociare nel matrimonio. Ma la droga e l'alcol continuavano ad esercitare su di lei un fascino irresistibile e il 4 ottobre, iniettandosi una dose di eroina più pura del normale, Janis morì appena ventisettenne, in una stanza di hotel a Los Angeles. Il disco che stava registrando, “Pearl”, uscì postumo ed ebbe un incredibile successo.
Un brano scritto da Kris Kristofferson, “Me And Bobby McGee”, arrivò in vetta alla classifica dei singoli più venduti. Le strade della desolazione venivano percorse in canzoni quali “Cry Baby”  e “Woman Left Lonely”. “Get It While You Can” insegnava invece che l'amore e il piacere vanno saziati ogni volta che se ne presenta l'occasione, perché sono il preludio al dolore che dopo inevitabilmente arriverà. E poi c'era Mercedes Benz, ironica preghiera a cappella dove l'ambìto regalo trascendente poteva essere a scelta un'auto, un tv color o una dose di droga.
Unica e irripetibile regina bianca del blues, Janis Joplin bruciò in fretta la sua esistenza. Mai in pace con se stessa, tradita dall'amore e dall'amicizia, forse solo la musica riuscì a dispensarle poche ma intense pillole di felicità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

i più letti di oggi