Osservatorio Internazionale

Terroristi in franchising.
E poi il Califfo ci mette il marchio...

Terroristi in franchising.  E poi il Califfo ci mette il marchio...

Il massacro di Orlando (49 morti e 53 feriti), in Florida, non “apre” ma conferma scenari inquietanti. Già da un anno i servizi segreti occidentali (ma anche l’Fsb russo) hanno cambiato idea sul rapporto tra Ramadan (il mese sacro dell’Islam, cominciato il 6 giugno) e terrorismo. Prima si pensava, tutto sommato, di assistere a un periodo di tregua: la finestra di tempo più a rischio era considerata quella immediatamente successiva alla fine del digiuno. Oggi, invece, dopo le “novità” dell’anno scorso, gli 007 di mezzo mondo sudano freddo. È accaduto infatti che, sovvertendo ogni “consuetudine”, uno dei leader dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani, abbia lanciato un appello a tutti i militanti invitandoli a compiere sanguinosi attacchi terroristici proprio durante il mese sacro. Secondo diversi analisti, la scelta intenderebbe marcare un’ulteriore differenza tra l’universo sunnita e gli sciiti. L’anno scorso i jihadisti hanno colpito, a raffica, in Tunisia, Siria e Kuwait. Quest’anno hanno cominciato con la Giordania, proseguito con Damasco e inferto un colpo scioccante in Florida. La svolta strategica imposta dal “Califfo” era risaputa nell’ambito dei Servizi di sicurezza, che si aspettavano (e si aspettano ancora, è meglio dirlo chiaro) una mazzata nel Vecchio Continente. Secondo gli israeliani, la “centrale” del terrore islamico è a Raqqa, dove opererebbe una cellula di “ingegneri” della morte. Si tratterebbe, tra gli altri, di ex ufficiali dell’intelligence di Saddam Hussein, la Mukhabarat, la sua polizia segreta e di “tecnici” provenienti da al-Qaida. Questo è uno dei motivi per cui gli americani non vedono l’ora di prendere Raqqa e disperdere gli architetti del terrore. Più in generale, la paura si taglia col coltello. L’Isis, infatti, avrebbe lanciato il segnale atteso ai “lupi solitari”, i terroristi “in sonno”. Quelli della porta accanto. In genere si tratta di elementi “borderline”, segnalati nel passato, ma poi “mollati” dai segugi dell’Intelligence occidentale. Come Omar Mateen in Florida. Questi potenziali killer di massa spesso non hanno collegamenti stabili o continui con le centrali del terrore. Operano, per dare un’idea, quasi in “franchising”. Agiscono da soli e subito dopo l’Isis si limita a mettere il “marchio di qualità” su qualsiasi attentato. Quando funziona così, la prevenzione è, di fatto, pressoché impossibile.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi