il premier a firenze

Riforme, Renzi lancia
la campagna referendaria

"L'Italia che dice sì" è lo slogan dell'iniziativa costituzionale d'autunno, aperta stamane dal premier Matteo Renzi nella sua Firenze

Riforme, Renzi lancia la campagna

"Il lavoro di questi due anni ha prodotto un cambiamento radicale ma la sfida più grande inizia adesso". Così il premier Matteo Renzi al Teatro Niccolini di Firenze dove sta tenendosi l'apertura della campagna per il sì al referendum costituzionale di autunno.  "Se partono investimenti l'Italia riparte. Cose che si sanno, ma le ridico per dire che tutto quello fatto è enorme, ma non basta: la vera sfida inizia adesso", ha detto Renzi, aggiungendo: "Ora ci criticano quelli che due anni fa hanno firmato il fiscal compact". 

"Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi - sostiene il premier - se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo.  Ora c'è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe. Nel referendum la domanda è molto semplice: sì o no. Ma lì dentro c'è molto di più: c'è la riforma istituzionale", ha aggiunto ribadendo che "la riforma non è contro chi ha combattuto per la libertà".

"Giusto preoccuparsi delle aziende in crisi, Sulcis, Guess: grazie a Job act 398 mila persone in più che lavorano. Non basta". Renzi ha ricordato anche 350 mila disoccupati in meno. "Ieri quasi 400 mila persone hanno potuto festeggiare la giornata del lavoro".

   "Lobby delle banche... Io al massimo potrei fare la lobby degli scout... Ma anche sul tema delle banche abbiamo eliminato il meccanismo atroce e assurdo delle banche popolare, garanzie alle banche di credito cooperativo e salvato i correntisti di quelle banche che rischiavano di perdere le obbligazioni, per le quali si è provveduto a trovare soluzione". Renzi ha poi aggiunto che "i problemi delle banche non si originano qui, ma che hanno visto intere classi dirigenti reggersi l'un l'altra. Abbiamo messo la parola fine, e adesso diciamo portiamo le banche a dare credito alle piccole imprese, alle famiglie.  Il punto fondamentale - ha proseguito il premier - è che ancora non siamo riusciti a restituire all'Italia quel sentimento di orgoglio, di appartenenza, di passione, fondamentale per una grande impresa. A Firenze è cambiato tutto quando ho pedonalizzato piazza Duomo: non ci credeva nessuno.... Molto più importante del pil, dell'Irap... quello che sta nell'agenda è restituire agli italiani l'orgoglio di appartenere qualcosa di grande". 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi