Elezioni a Roma

"Le Primarie
in soli 15 giorni"

Il candidato sindaco Giorgia Meloni disponibile alle consultazioni a patto che si svolgano in un breve lasso di tempo

"Le Primarie in soli 15 giorni"

"Non temo né Raggi né Giachetti ma, se non arrivassi al ballottaggio voterei Raggi anche se trovo deludente la storia di M5s perché speravo di avere degli alleati in Parlamento su alcuni argomenti di rottura. Poi ho capito che per loro l'unica cosa importante è che loro sono puliti e gli altri spazzatura e non ti aiutano mai a portare a casa un risultato". Lo ha detto il candidato sindaco di Roma Giorgia Meloni ad Agorà rispondendo a chi le chiedeva se voterebbe per Roberto Giachetti (Pd) o Virginia Raggi (M5S). Poi successivamente su Twitter Meloni ha scritto: "Escludo di non arrivare al ballottaggio, il problema non si pone".

"Fin quando mi dicono che sono fascista è una buona notizia perché vuol dire che non hanno nulla di serio da dire", ha sottolineato Meloni.

"Credo che le primarie sarebbero state la scelta migliore e ancora oggi sarei disposta a farle ma il problema sono i tempi: se mi dicono che si fanno in due settimane sono d'accordo". Il candidato sindaco intervistata ad Agorà ha aggiunto di aver "chiesto per prima le primarie, ma non si sono fatte perché i miei alleati, e non solo Berlusconi, hanno pensato si perdesse un sacco di tempo".

Centrodestra in frantumi. L'ex Cav prepara campagna con Bertolaso

Nessuna intenzione di far mancare il suo sostegno a Guido Bertolaso, anzi l'intenzione di Silvio Berlusconi è di giocarsi la partita sulla Capitale in prima persona. Un messaggio chiaro inviato a Giorgia Meloni ma soprattutto a Matteo Salvini che mette in discussione la sua leadership, ma contemporaneamente, anche a quanti dentro Forza Italia non nascondo lo scetticismo per la corsa in solitudine. E così proprio per serrare le file ed evitare nuove emorragie che Berlusconi la prossima settimana, forse già martedì, riunirà i gruppi parlamentari mentre la due giorni in Sicilia in programma domani e sabato servirà al leader azzurro per lanciare altre bordate agli (ex) alleati. La convinzione del Cavaliere è che l'ex numero uno della Protezione Civile possa avere delle chance di ottenere un risultato migliore rispetto alla leader di Fratelli d'Italia: vi ricordate cosa accadde con la Polverini? - è la domanda che l'ex capo del governo ha rivolto ai suoi fedelissimi - riuscì a vincere nonostante il caos e la mancata presentazione delle liste. Certo, Berlusconi sa perfettamente che i tempi sono cambiati così come il 'peso' dei suoi consensi ma questo non gli impedisce di tentare il tutto per tutto convinto che la presidente di Fratelli d'Italia possa scontare una continuità con Alemanno nonostante la diretta interessata abbia più volte preso le distanze rivendicando come nel suo "partito no ci siano indagati". Meloni e Salvini - è la convinzione poi di Berlusconi - non mirano alla vittoria, a loro va bene essere leader ma sempre di partiti di minoranza che restano all'opposizione. Che il leader azzurro vada dritto per la sua strada orami è un dato di fatto ma quello che continua ad emergere guardando il centrodestra è la fotografia di una coalizione ormai in frantumi. Dopo la spaccatura su Roma e Torino (Fdi come la Lega non sosterrà il candidato di Fi Osvaldo Napoli) il rischio di un effetto domino è abbastanza scontato nelle altre città chiamate al voto come Bologna, Napoli, Cagliari, Novara e Pordenone solo per citarne alcune. In controtendenza è al momento solo Bolzano dove Lega e Fi hanno trovato un accordo per andare insieme alle elezioni. Ma contro la decisione si scaglia l'azzurra Michaela Biancofiore pronta per la prossima settimana è prevista una nuova riunione del tavolo sulle candidature in cui agli sherpa dei tre partiti è affidato il difficile compito di provare ad individuare dei nomi condivisi. Sulle barricate restano anche gli altri due leader del centrodestra. Giorgia Meloni mette in chiaro che il suo obiettivo "non è la leadership del centrodestra ma la vittoria di Roma" e ribadisce di essersi candidata perchè "Bertolaso non funzionava". Chi invece non ha paura di mettere in discussione il Cavaliere è il leader della Lega. Il segretario del Carroccio non fa mistero di guardare ad un futuro che va oltre le elezioni amministrative e che non vede più Berlusconi come il perno della coalizione: "Sono grato a Berlusconi per quello che ha fatto e farà ma penso e spero che Forza Italia cambi un po' di classe dirigente". (AA)

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