Osservatorio Internazionale

Putin-style, ovvero
«Vado, l’ammazzo e torno»

Putin-style, ovvero  «Vado, l’ammazzo e torno»

Se in economia l’ultimo decennio ha cambiato tutto, nello spinoso campo della diplomazia, per fare un paragone, il mondo si è girato sottosopra. Una volta i “blablabla” si sprecavano e i fatti si vedevano col binocolo. Chi parlava non stringeva mai e chi prometteva difficilmente manteneva. Bene, non funziona più così. Lunedì sera Putin ha fatto una sparata di quelle toste: “Mi ritiro dalla Siria”. E ieri è stato di parola, almeno all’apparenza. La tv russa ha mostrato i giganteschi Ilyushin Il-76 mentre venivano stipati di materiale militare di ogni tipo, pronti a decollare verso Mosca. Anche se, bisogna precisare, le navi russe a Tartous e gli aerei a Hmeymim restano al loro posto, come dimostrano i bombardamenti di sostegno all’offensiva contro Palmira. La mossa ha colto quasi tutti di sorpresa. Ma alcune buone fonti, nei giorni scorsi, avevano anticipato che qualcosa bolliva in pentola. “Rumors” insistenti parlavano di litigate furibonde con Bashar al-Assad (che non vuole rassegnarsi ad andarsene) e con i suoi “patrons” iraniani. Pare, udite udite, che il leader del Cremlino abbia sibilato ai suoi due “alleati” che si trattava di “parola d’onore” (data a Obama) e di “credibilità” (della diplomazia russa). In fondo, avrebbe detto, siamo arrivati di corsa e in un paio di mesi abbiamo fatto quello che non è riuscito agli Stati Uniti in due anni: mettere l’Isis con le spalle al muro. “Non abbiamo altri obiettivi, se non quelli di favorire il processo di pace”. La verità? Ce li hanno, ce li hanno gli obiettivi. Ma non hanno premura e Putin è stato fin troppo abile, al punto da giocare una raffinatissima partita di poker con tutti, senza mai far capire quali carte avesse in mano. In questo momento, i suoi detrattori sono rimasti a bocca aperta e con la coda tra le gambe. Il leader russo ha fatto un figurone, sullo stile “Vado, l’ammazzo e torno” (il “Califfo” è ovvio). Dimostrando, allo stesso tempo, straordinaria efficienza e limitatissimo appetito coloniale. Non come le foie e l’ingordigia che spandono gli “esportatori della democrazia”. In fondo se ci ritroviamo in questo macello, lo dobbiamo ai francesi e ai loro compagni di merende anglo-americani. O no?

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