tragedia

Slavina in valle Aurina
sei morti

Il luogo dove gli alpinisti si trovavano al momento del distacco della slavina era uno di quelli che non lasciano scampo.

Slavina in valle Aurina sei morti

Avrebbe dovuto essere una normale escursione di fine stagione, fino a lassù sul Monte Nevoso, con la sua vista mozzafiato, a quota 3.358, circondato da altre vette da 3000 metri in una mattinata che il Föhn, il vento caldo che viene da nord, aveva reso soleggiata e scintillante. Ma all'improvviso il cielo si è fatto scuro, come spesso accade in montagna. Si è udito un boato ed una valanga del fronte di 150 metri si è staccata dalla vetta abbattendosi su un gruppo di alpinisti della vallata, travolgendoli. Il bilancio della disgrazia è di sei morti, da queste parti il più grande incidente in montagna in una stagione avviata ormai al termine. Tra le vittime un ragazzo di appena 16 anni, una donna di 32 e un austriaco, Horst Wallner, 49enne direttore generale della Camera di Commercio del Tirolo. Morto anche l'altoatesino Bernhard Stoll, imprenditore 43enne ed alpinista esperto, che nel 2011 aveva scalato un ottomila, il Manaslu. Secondo i soccorritori, la slavina si è staccata a causa del fenomeno del accumulo nevoso, vale a dire uno strato di neve caduta da poco che scivola sulla neve sottostante, più dura perché ghiacciatasi nel corso delle settimane. Il luogo dove gli alpinisti si trovavano al momento del distacco della slavina era uno di quelli che non lasciano scampo. Come ha spiegato Hans Berger, senatore della Svp che in Valle Aurina è di casa e che è un appassionato alpinista, il campo da dove è caduta la slavina è un grande triangolo con il vertice puntato sulla vetta: gli sfortunati alpinisti si trovavano ai piedi di questo triangolo, in una specie di avvallamento nel quale la neve si è accumulata senza lasciare loro vie d'uscita. La disgrazia avrebbe potuto avere dimensioni ancora più gravi se alcuni dei 15 alpinisti che componevano i tre gruppi in salita non fossero riusciti a trarsi in salvo con i propri mezzi, "galleggiando" sulla neve farinosa mentre questa cadeva loro addosso.

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